Dopo esserci fermati un paio di giorni ad Aglou Plage ⤴︎, decidiamo di proseguire lungo la strada panoramica Rp1905 che procede parallela alla costa. La guida Lonely Planet la descrive come “uno dei tracciati più scenografici della regione: lo sguardo spazia dall’oceano alle alture desolate, scoprendo lungo il cammino baie abbandonate, fino all’arrivo a Mirleft, animata dai suoi caffè sparsi sulla via principale e da un numero crescente di appassionati di surf”
Forse per il tempo incerto, grigio e a tratti piovoso, a noi non è parsa così speciale ma sicuramente conserva un certo fascino da destinazione “remota” o quanto meno selvaggia. Dopo 35 chilometri di strada poco trafficata e ben asfaltata raggiungiamo Mirleft, un piccolo villaggio costiero definito spesso un paradiso per i viaggiatori in cerca di natura selvaggia e soprattutto onde per il surf, con spot selvaggi come la Grande Plage e Aftas Beach che offrono onde invernali eccellenti.
A pochi passi dal centro, una camminata di 20 minuti conduce al Castello di Mirleft (Fort Tidli), costruito nel 1935: le rovine di questa fortificazione franco-spagnola, con le sue torri, stalle e antiche celle, regalano viste panoramiche mozzafiato sull’oceano.
Al momento l’unico “campeggio ufficiale” in città è il Camping le Nomade [ GPS N29.58000° W10.04360° – Visualizza su Google Maps ⤴︎] un piccolo spazio intimo e familiare situato nel quartiere d’Aftas, a 5-10 minuti a piedi sia dalla spiaggia che dal centro città. Si tratta essenzialmente di un cortile interno di una casa/ostello con capacità limitata a 5-8 piazzole per furgoni e camper di dimensioni ridotte (massimo 6-8 metri)
La struttura offre servizi essenziali ma funzionali: doccia calda e WC puliti, una cucina comune all’aperto ben attrezzata con gas, forno, frigorifero, tavoli e panche sotto una pergola. Il WiFi c’è, ma non molto veloce. È disponibile anche una lavatrice e il prestito gratuito di biciclette per esplorare la zona. Il cortile è recintato con un cancello che si chiude di notte, garantendo una certa sicurezza. Il prezzo è di circa 80-100 dirhams a notte per 2 persone senza elettricità e di 20 dirhams per l’elettricità. La posizione non è delle più felici, in una stretta via della cittadina. A noi francamente non è piaciuta l’atmosfera di questa località e abbiamo proseguito oltre.
Poco più avanti si raggiunge la famosa Spiaggia di Legzira o El Gzira, come viene chiamata localmente. Si tratta di una baia che si trova a circa dieci chilometri a nord di Sidi Ifni, protetta da alte scogliere di arenaria rossa e famosa per un arco naturale di roccia che si protende nel mare. Un tempo gli archi erano due. Il più piccolo è collassato all’improvviso il 23 settembre del 2016, per fortuna senza conseguenza.
La strada principale che scende verso la spiaggia raggiunge un parcheggio a pagamento presso il resort abbandonato Kasbah Legzira [ GPS N29.44643° W10.11465° – Visualizza su Google Maps ⤴︎] La sosta è sopraelevata, con vista panoramica sull’oceano e sulla spiaggia. Si tratta di un piccolo spazio per circa 5-8 camper, gestita da un guardiano presente h24.
Qui i servizi sono praticamente assenti. Non ci sono punti per carico/scarico acqua né per lo scarico delle cassette WC. I bagni e le docce si trovano nell’appartamento del guardiano o nei vecchi edifici del resort, e sono in pessime condizioni. Il prezzo varia tra i 10-20 dirhams per la sosta diurna a 80 dirhams per il pernottamento, francamente troppo alto per i servizi offerti.
Questo parcheggio è consigliato principalmente per una sosta diurna e per visitare l’arco di Legzira, se non trovate posto più in basso. Infatti, proseguendo per un breve tratto sterrato ( adatto a camper o van fino a 6-7 metri ) è possibile parcheggiare direttamente vicino alla spiaggia, con prezzi che si aggirano sui 10-20dh giorno, 20-40dh notte ( talvolta occorre negoziare un pò, poichè alcuni addetti chiedono 70-80dh ) Sulla spiaggia ci sono numerosi ristoranti piuttosto economici (tajine di polpo/pesce a circa 50 dirhams, poco meno di 5€ )
Sidi Ifni, tra storia, architettura e musica tradizionale
Proseguiamo il nostro viaggio lungo la RR104 e dopo pochi chilometri raggiungiamo la periferia di Sidi Ifni. Ci fermiamo subito, all’ingresso del Camping Tamhrouchte [ GPS N29.39626° W10.14948° – Visualizza su Google Maps ⤴︎] non troppo affollato, forse perchè lontano circa quattro chilometri dal centro abitato.
Il campeggio si estende su tre terrazzamenti in posizione rialzata rispetto all’oceano, con piazzole davvero enormi. Le dimensioni sono notevoli: può ospitare ogni tipo di mezzo (camion, camper, caravan, furgoni) e qui lo spazio non manca mai. Sul posto ci sono due grandi blocchi bagni: le strutture sono datate ma mantenute pulite, in discrete condizioni. Le docce forniscono acqua calda inclusa nel prezzo.
Anche la corrente elettrica è disponibile e inclusa nel prezzo. Il Wi-Fi funziona in modo decoroso permettendo di restare sempre connessi anche se non con prestazioni eccezionali. Purtroppo il campeggio non è alberato, il che significa esposizione al sole per gran parte della giornata. Bene d’inverno ma durante i periodi caldi questo può rappresentare un problema, date le alte temperature di queste zone.
Sidi Ifni è una piccola cittadina costiera di 20.000 abitanti dove il passato coloniale spagnolo convive con l’identità maghrebina in modo visibile come in pochi altri luoghi dell’Africa settentrionale. La sua storia inizia nel 1476, quando navigatori spagnoli dalle Canarie fondarono un insediamento denominato Santa Cruz de la Mar Pequeña, facendo della cittadina un nodo cruciale nella tratta degli schiavi trans-sahariani diretti verso le piantagioni insulari.
Sidi Ifni si distingue dalle altre città coloniali del Marocco per la sua architettura Art Déco, costruita tra gli anni ’30 e ’50. Il centro storico ha un aspetto molto europeo: edifici bianchi e azzurri, linee geometriche semplici e pulite, con qualche richiamo allo stile moresco e berbero. Questo mix di stili, voluto dagli spagnoli per lasciare un segno forte della loro presenza, crea un effetto particolare: passeggiando tra le piazze di Sidi Ifni sembra quasi di trovarsi in una piccola città spagnola affacciata sull’oceano, ma nel cuore del Marocco.
Parcheggiamo il nostro van nel gigantesco piazzale vicino al centro [ GPS N29.37764° W10.17505° – Visualizza su Google Maps ⤴︎] e raggiungiamo a piedi il piccolo quartiere spagnolo che si sviluppa intorno a Place Hassan II (spesso chiamata ancora Plaza de España)
Qui possiamo ammirare gli edifici più emblematici del passato spagnolo: il tribunale che occupa l’ex chiesa di Santa Cruz, con i suoi dettagli religiosi ancora visibili sulla facciata; il Palazzo Reale, un tempo sede del governatore durante il protettorato; l’ex consolato spagnolo, ormai in rovina ma con lo stemma franchista scolpito a imperituro ricordo; e il municipio, solido baluardo amministrativo. Lì accanto, l’Hôtel Bellevue mantiene intatto il suo fascino rétro, perfetto per una pausa caffè con vista sulla piazza ombreggiata da palme.
A est della piazza, nelle viuzze laterali, spunta il cinema Cine Avenida, un palazzo oggi abbandonato, che negli anni ’40-’60 era il cuore dello svago collettivo per militari, coloni e locali, con proiezioni di film spagnoli e internazionali, quando Sidi Ifni era un avamposto isolato sull’Atlantico. Chiuso al pubblico da decenni, conserva un’insegna rétro affascinante ed è occasionalmente riutilizzato per concerti, installazioni artistiche e festival.
Paesaggi desertici e falesie a strapiombo fino a Plage Blanche
Lasciamo la città seguendo la RR118, un’ottima strada asfaltata che segue la costa e lungo la quale non incontriamo praticamente nessuno. Sembra impossibile che una strada di collegamento in ottimo stato non sia percorsa da veicoli.
Il paesaggio, appena usciti da Sidi Ifni diventa sempre più desertico, con scorci sull’oceano davvero scenografici. Non ci sono molte opportunità di sosta da queste parti, tranne lungo alcuni tratti di promontorio a precipizio sul mare.La pesca dalle scogliere qui è un rito quotidiano che scandisce la vita dei locali. All’alba o nel tardo pomeriggio, i pescatori arrivano a piedi o su pick-up malconci, armati di canne lunghe e flessibili che sfidano il vento. Si sistemano sul ciglio delle falesie, decine di metri sopra l’oceano, lanciando esche vive o artificiali.
Se il vento non è troppo forte, vi segnaliamo una sosta davvero spettacolare dove è possibile fermarsi per la notte [ GPS N29.08982° W10.44601° – Visualizza su Google Maps ⤴︎]
A circa 80 km a sud di Sidi Ifni raggiungiamo un grande parcheggio asfaltato [ GPS N28.96136° W10.60659° – Visualizza su Google Maps ⤴︎] che si trova proprio di fronte alla “leggendaria” Plage Blanche, una delle spiagge più spettacolari e selvagge del Marocco meridionale, nota per i suoi 40 km di sabbia bianca finissima che si estende lungo la costa atlantica tra Guelmim e Tan-Tan
Questo spot rappresenta uno dei punti più accessibili alla spiaggia, in quanto la strada per raggiungere il parcheggio è buona, completamente asfaltata e dunque percorribile con qualunque tipo di veicolo. Ci si trova di fronte ad un paesaggio quasi lunare, con dune imponenti che precipitano direttamente nell’oceano, prive di qualsiasi infrastruttura turistica: un’immensa solitudine interrotta solo dal vento e dalle onde. E oggi il vento è davvero fortissimo e ci impedisce di uscire dal van.
Il mattino seguente ritroviamo il nostro parcheggio coperto di sabbia accumulata dal vento, che non smette di soffiare teso. Il sole di gennaio c’è, ma l’aria è fredda quanto basta da farmi indossare il piumino. Provo a raggiungere la spiaggia e l’oceano seguendo la lingua di terra che costeggia un canale, accanto alla sosta. Cammino qualche centinaio di metri, poi mi fermo: un tratto è allagato e non c’è modo di passare senza fare il bagno nelle acque gelide dell’Atlantico.
La difficile pista RR118 verso Tan Tan e El Ouatia
ATTENZIONE: Per chi viaggia in camper consiglio di fare molta attenzione a percorrere questo tratto di strada, soprattutto dopo eventuali piogge intense dei mesi invernali !
Sulle nostre mappe la RR118 sembra interrompersi nel nulla. Se fosse davvero praticabile, ci eviterebbe un lungo giro per arrivare a Tan Tan. In effetti il primo tratto è asfalto recente, carreggiata pulita, nessun cartello che indichi interruzioni. Ma dopo circa otto chilometri l’asfalto sparisce e comincia una pista sterrata, che si raggiunge attraversando un piccolo guado. Non sembra profondo e lo attraversiamo senza problemi ( verificate sempre la profondità del guado ! )
La pista sterrata prosegue adesso ben mantenuta, quasi preparata per essere asfaltata. Poi, di colpo, ci troviamo immersi in un paesaggio completamente desertico e non capiamo esattamente dove passare. Poi incontriamo nuovamente un lungo tratto ricoperto di brecciolino: stanno chiaramente costruendo una nuova strada che sostituirà la pista attuale. È un buon segno. Significa che non siamo su un tracciato abbandonato. Ad onor del vero non abbiamo trovato informazioni utili ( gennaio 2026 ) che segnalassero la realizzazione di una nuova strada di collegamento. Non sappiamo dunque se trattasi di un”opera abbandonata al suo destino o in attesa di fondi.
Per chilometri e chilometri non incontriamo anima viva. Il paesaggio è arido, ondulato, colori tra il beige e il grigio. Solo dopo molto tempo incrociamo una Land Rover e ne approfittiamo per chiedere informazioni. L’autista e gli altri occupanti non parlano francese, solo arabo, ma quando pronuncio “Tan Tan” annuiscono e mi fanno cenno di proseguire. A volte bastano pochi gesti per sentirsi più rassicurati.
Poco più avanti incontriamo un’altro ostacolo: un tratto di pista alluvionato dalle piogge recenti. Fango, solchi profondi, acqua stagnante e un tratto franato. Prima di fare qualsiasi cosa controlliamo di avere campo sul telefono. Non si sa mai. Scendo a controllare le condizioni della strada. Alcuni solchi sono profondamente scavati, altri più compatti. Con il 4×4 inserito seguiamo le tracce dei solchi apparentemente più solidi, a velocità moderata ma non lenta. Riusciamo a passare senza intoppi.
Subito dopo arriva il tôle ondulée, le classiche ondulazioni da pista africana che mettono a dura prova il mezzo. Cerco di rimanere suii bordi, dove le ondulazioni sono meno marcate. Non sempre funziona, ma aiuta. Mancano ancora diversi chilometri prima di raggiungere la strada principale, la RN1 e c’è un’ultima incognita: un piccolo corso d’acqua disegnato sulla mappa. Non sappiamo se troveremo un ponte o un guado intransitabile. Ma oggi la fortuna è dalla nostrra e troviamo ad aspettarci una solida struttura in cemento. La tensione si scioglie di colpo, nessuna esultanza, solo la bella sensazione di poter finalmente proseguire senza dover affrontare di nuovo la pista a ritroso !
Arrivo a Tan Tan e il fascino autentico di El Ouatia
La RN1 ( route National 1 ) è un altro mondo. Due corsie per senso di marcia, asfalto perfetto, traffico rado. Dopo la pista che abbiamo appena percorso ci sembra un’autostrada europea. Il vento solleva sabbia in lontananza creando una foschia sottile che appiattisce l’orizzonte. Il paesaggio resta desertico, ma ora scorre veloce ai lati del parabrezza.

Raggiungiamo finalmente Tan Tan, conosciuta soprattutto per il Moussem annuale, una grande fiera religiosa e commerciale. Ma a gennaio, nel periodo del nostro passaggio, la città ha un ritmo molto più ordinario e non c’è molto da vedere. Noi la aggiriamo decisamente percorrendo la “tangenziale” e puntiamo a ovest verso El Ouatia, conosciuta anche come Tan Plage, a circa 25 chilometri dalla città.
El Ouatia è una località costiera, affacciata su una lunghissima spiaggia atlantica battuta da venti forti e onde potenti. La cittadina d’inverno ha un fascino autentico, un pò decadente come molte località balneari spagnole: il lungomare deserto con caffè, ristoranti e hotel che hanno visto giorni migliori ma conservano un fascino discreto, rilassato e poco turistico. Si anima solo in estate, nel periodo delle vacanze marocchine, mentre adesso è frequentata perlopiù da camperisti europei a lunga permanenza.
E in effetti il Campeggio Atlantiique [ GPS N28.49410° W11.33640° – Visualizza su Google Maps ⤴︎] dove soggiorniamo è quasi al completo. Situato proprio di fronte alla grande spiaggia e al lungomare, questo campeggio è uno dei preferiti dai camperisti che si fermano per lunghi periodi in Marocco.

Il campeggio dispone di circa 150 piazzole, alcune asfaltate, altre su terreno pianeggiante e ben curato, con aiuole di fiori e arbusti che rendono l’ambiente più gradevole. L’accesso alla spiaggia è comodo, a circa 200-300 metri, attraverso un’uscita sul fondo del campeggio. Sono disponibili servizi igienici abbastanza curati, docce con acqua calda, elettricità a pagamento e Wi-Fi vicino all’ufficio, oltre a qualche servizio extra come lavanderia e possibilità di ordinare pasti direttamente in loco.
Come in molte altre strutture che abbiamo visitato, anche qui è ricorrente la visita quotidiana di pescatori con pesce fresco, e la presenza di un meccanico proprio di fronte che può intervenire rapidamente per riparazioni di ogni genere. Noi abbiamo trascorso un paio di giorni in completo relax prima di proseguire verso l’ultima tappa del nostro viaggio lungo la costa Atlantica. Ma di questo parleremo nel prossimo articolo
Questo tratto di costa ci ha regalato notti silenziose, incontri inattesi e quella sensazione rara di essere piccoli davanti a un paesaggio enorme — e proprio per questo vale la pena viverla con rispetto, lasciando poche tracce e portando via soprattutto immagini e memoria.
Ti andrebbe di aggiungere la tua esperienza? Se hai già percorso questa strada, se conosci altre soste libere in zona o hai domande pratiche sull’itinerario, raccontacelo nei commenti: la tua esperienza può essere preziosa per altri viaggiatori on the road.
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