Dopo il relax e quell’atmosfera un po’ “hippie” vissuta da Brahim al campeggio Au Bout Du Champ, è il momento di rimettersi in marcia. Lasciamo Dar Bouazza sotto una pioggerellina fine, di quelle che non decidono se diventare temporale o sparire nel giro di un minuto. Sono le 9:30 quando il nostro van punta di nuovo verso sud: prima però una sosta tattica al Carrefour di zona per fare scorta di verdure fresche e pane croccante, indispensabili per i prossimi giorni on the road.
Ci immettiamo sulla R320, una strada regionale che inizialmente attraversa cittadine un po’ anonime, fatte di officine e cartelli pubblicitari sbiaditi. Non sono luoghi che invitano alla sosta, ma chilometro dopo chilometro il paesaggio inizia a cambiare: la strada abbraccia la linea di costa e scorgiamo i primi complessi residenziali di lusso che sembrano spuntare dal nulla, direttamente sull’Atlantico. Passiamo oltre Azemmour, decidendo di non fermarci questa volta, con la prua del camper diretta verso la nostra meta di oggi: la cittadella fortificata di El Jadida.
Azemmour: la perla bianca affacciata sull’Oum Er-Rbia
Azemmour merita un pensiero se passate accanto la riva dell’uadi Oum Er-Rbia. Il suo nome berbero richiama le “olive selvatiche” ed è una città dalla storia stratificata: fondata probabilmente dai Fenici o dai Cartaginesi, divenne un centro prospero sotto gli Almoadi e i Merinidi. Avevamo tutta l’intenzione di fermarci per esplorare i suoi vicoli famosi per la street art, ma siamo capitati in un giorno di mercato: la città era un formicaio di gente e traffico, tanto affollata da rendere quasi impossibile trovare un buco per il camper.

Abbiamo proseguito a malincuore, ma se passate di qui in un momento più tranquillo, segnatevi questo parcheggio lungo il fiume ( GPS: N 33°17’38.2128” W 8°20’28.1724” | GOOGLE MAPS ) È lo spot ideale per scattare la “foto perfetta” alla medina che si specchia nell’acqua e per una passeggiata veloce tra i murales . Il terreno è un po’ irregolare, ma spostandosi di qualche metro si trova facilmente un punto in piano per una sosta diurna serena .
Attenzione però: questo è a tutti gli effetti un parcheggio solo diurno . Molti viaggiatori ci segnalano che la polizia locale interviene la sera per far allontanare i camper, invitando spesso a spostarsi verso la vicina El Jadida .
La città è celebre per la sua medina bianca, cinta da bastioni portoghesi del XVI secolo che si affacciano direttamente sul fiume, regalando uno degli scorci più fotografati della costa atlantica. Oltre all’eredità portoghese, Azemmour custodisce una forte memoria della sua antica comunità ebraica nel quartiere della mellah, dove si trova ancora il santuario del rabbino Abraham Moul Ness.
Negli ultimi anni, Azemmour si è trasformata in una sorta di città degli artisti: passeggiando tra i suoi vicoli potrete ammirare numerosi murales che decorano le facciate delle case, un tocco di modernità che contrasta con le mura antiche e il ritmo lento dei pescatori che ancora frequentano l’estuario.
Arrivare a El Jadida seguendo il verdeggiante lungomare
Da Azemmour a El Jadida la strada diventa improvvisamente piacevole. Costeggiamo la baia e le prime spiagge, mentre la carreggiata si trasforma in un lungomare curato, con giardini, palme e lunghi viali pedonali. È una costante che abbiamo notato spesso in Marocco: magari l’entroterra è un po’ trascurato, ma le passeggiate sul mare sono tenute con grande cura, perfette per una camminata al tramonto o una corsetta vista oceano.
L’unico motivo reale per includere El Jadida in un itinerario in camper lungo la costa è la sua Cité Portugaise, il quartiere fortificato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Una sosta ideale da inserire nel tragitto tra Casablanca e le città costiere più a sud: in un paio d’ore riesci a farti un’idea della sua storia, passeggiare sui bastioni e respirare un’atmosfera diversa rispetto alle classiche medine marocchine.
Dentro la Cité Portugaise: tra storia e realtà
La Cité Portugaise è stata inserita nella lista UNESCO nel 2004. Fu uno dei primi insediamenti fondati dai portoghesi in Africa occidentale: costruita all’inizio del XVI secolo e battezzata Mazagan, è un esempio di architettura militare rinascimentale, con possenti bastioni color ocra che formano una sorta di stella irregolare. All’interno si snoda un labirinto di vicoli, case bianche un po’ scrostate, piccole piazze e scorci sull’oceano.
L’ingresso principale, vicino a Place Mohammed ben Abdallah, porta su Rue Mohammed Ahchemi Bahbai. Subito a destra si incontra quella che le guide indicano come la Chiesa dell’Assunzione, oggi trasformata in teatro. A noi, a dire il vero, non ha fatto un grande effetto: più interessante sulla carta che dal vivo. Poco dopo si affaccia la Grande Moschea, con un minareto a pianta pentagonale piuttosto particolare rispetto ai minareti più classici che si vedono altrove.
Proseguendo lungo la stessa via si arriva alla Porte de la Mer, l’antica porta sul mare da cui le navi scaricavano le merci e, alla fine, da cui i portoghesi abbandonarono la città. Da qui parte una rampa che sale ai bastioni: in teoria l’accesso è regolato da orari (indicati 9–17), ma conviene sempre dare un’occhiata sul posto perché in Marocco gli orari possono essere interpretati con una certa libertà.
La cosa che ci dispiace di più è trovare la cisterna portoghese chiusa per restauri. Era uno dei luoghi che aspettavamo con più curiosità, con quelle sue volte a crociera e il famoso riflesso d’acqua, ma per ora rimane fuori dalla visita. Speriamo che i lavori la restituiscano in tutto il suo splendore.
Saliamo sui bastioni, in particolare verso il Bastion de l’Ange, angolo sud‑orientale della cinta muraria. Da lassù lo sguardo spazia sull’oceano, sulla città nuova e sul porto: una vista ampia, che merita la salita. Camminiamo lungo le mura, osserviamo i tetti delle case e le strade sottostanti, ma dobbiamo essere onesti: la cittadella, nel complesso, ci delude un po’. Molte strutture sono trascurate, ci sono angoli sporchi e l’atmosfera non ha quella magia che altre città fortificate marocchine (o portoghesi) riescono ancora a trasmettere.
Dove parcheggiare per visitare la Cité Portugaise
Riusciamo a parcheggiare proprio sotto le antiche mura, accanto a un edificio della polizia. Scendo dal camper e chiedo direttamente a un giovane gendarme se sia consentito sostare lì per il tempo della visita. La risposta arriva timida ma rassicurante: “sì, nessun problema”. Per una volta, la sosta è gratuita e con una certa sensazione di sicurezza data proprio dalla presenza della polizia poco distante. La nostra sosta consigliata si trova qui: ( GPS: N33.25813° W8.50245° | GOOGLE MAPS )
Uscire da El Jadida e puntare verso sud
Finita la visita, usciamo dalla cittadella e ci fermiamo a comprare un po’ di frutta e verdura nel mercato locale: pomodori profumati, arance dolcissime, qualche verdura per la cena. Poi risaliamo sul camper e decidiamo di non fermarci in città per la notte. Percorriamo il lungomare occidentale ma la zona ci sembra piuttosto degradata, con edifici malandati e poco appeal per una sosta serale. Lasciamo quindi El Jadida imboccando la R301, che corre veloce verso sud‑ovest.
Dopo l’abitato di Oulad Ghadbane lo scenario cambia di nuovo, ma stavolta in peggio. La strada costeggia i giganteschi impianti di un complesso industriale, forse una raffineria: enormi cisterne, tubazioni, ciminiere che fumano in lontananza. L’impatto visivo è forte, quasi apocalittico. È uno di quei tratti in cui ti rendi conto di quanto l’industria pesante segni il paesaggio e, sinceramente, non è un posto dove verrebbe voglia di fermarsi. Per fortuna, poco più avanti il paesaggio si apre su un litorale di dune e area umida decisamente più invitante. Il mare torna protagonista, il traffico cala e la strada inizia di nuovo a “respirare”.
La Dune de Mrizika: un campeggio tra le dune
Il rifugio che ci ha ospitato per questi giorni ha un nome che evoca già la sua natura: si chiama La Dune de Mrizika, a Oulad Aissa . È una sosta che si distingue subito per l’accoglienza calorosa di Fathallah e Yassin, che gestiscono questo campeggio con una cura e una gentilezza che ti fanno sentire parte della famiglia fin dal primo momento . Questa sosta è senza dubbio una delle migliori opzioni lungo la costa a sud di El Jadida per chi cerca un’atmosfera autentica e tranquilla .

Il campeggio offre servizi essenziali ma curati: docce calde e pulite, carico/scarico acque e allaccio elettrico disponibile con un piccolo supplemento . Il costo base è di 50 DH a notte e include una colazione marocchina che è diventata il nostro rito mattutino, a base di pancake locali, miele e l’immancabile tè alla menta . Se decidete di fermarvi, vi consiglio assolutamente di provare la loro cucina: la Tajine di polpo che abbiamo assaggiato è stata una delle migliori del viaggio, preparata con ingredienti freschi e con quel sapore genuino della cucina di casa .
Un consiglio pratico per l’arrivo: la strada finale per raggiungere il campeggio è una carreggiata sabbiosa piuttosto stretta e, per i camper più grandi, può rappresentare una piccola sfida . Nulla di proibitivo — si fa tranquillamente in prima marcia — ma richiede un po’ di attenzione . Una volta arrivati, però, la fatica è ampiamente ricompensata: la posizione a soli 100 metri da una spiaggia solitaria e incontaminata rende questo “Natur-Camp” il posto ideale per chi, come noi, vuole staccare la spina e godersi il lato più selvaggio dell’Atlantico .
Questi quattro giorni sono stati un inno al totale relax. La nostra routine si è stabilizzata su ritmi lenti e rigeneranti: colazioni con tè e msemen (le tipiche focaccine marocchine) al miele mentre il sole di dicembre scalda l’aria, lunghe camminate sulla spiaggia deserta ascoltando l’oceano e pranzi all’aperto. Abbiamo percorso chilometri sulla sabbia, arrivando fino alla suggestiva area umida dove il fiume incontra l’oceano, godendo di una temperatura perfetta e di quella pace che solo la costa atlantica sa regalare.
Ma il viaggio è fatto soprattutto di incontri. Durante una delle nostre passeggiate abbiamo conosciuto Mohammed, che con la tipica ospitalità marocchina ci ha invitati nella sua casa sulla spiaggia per un tè dolce, offrendoci una vista invidiabile e una chiacchierata che ci ha scaldato il cuore. In campeggio abbiamo scambiato storie di vita anche con Marc e Paola, una coppia di viaggiatori neozelandesi e francesi che, come noi, hanno fatto del mondo la loro casa. Tra le ottime tajine gustate al ristorante e le cene preparate da Amélie in van, questi giorni a La Dune de Mrizika sono stati la ricarica perfetta prima di rimetterci in marcia verso la nostra prossima meta.
E voi, avete mai visitato El Jadida o la costa atlantica in camper? Vi siete persi tra i murales di Azemmour o avete trovato un altro rifugio segreto tra le dune? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti: i vostri consigli sono preziosi per tutta la nostra comunità di viaggiatori on the road!
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Come sempre articoli interessanti, info precise e utili con riferimenti storici e bellissime foto!! Complimenti!!
Grazie mille per il tuo commento. E’ un piacere poter condividere i nostri viaggi con informazioni utili e aggiornate.
Buona Vita
Ciao, complimenti per il blog, è bellissimo da leggere. Scusa il mio italiano perché sono spagnola sposata con un svizzero. Noi andiamo spesso in Morocco perché abitiamo a Málaga . Mi piace un sacco i disegni, sarebbe gentile di dirmi come si fanno, una app?. Saluti e buon anno 2006, Rocío
Ciao Rocío, grazie di cuore per il messaggio e per i complimenti, e auguri anche a voi! Il tuo italiano va benissimo, nessun problema
Per rispondere alla tua domanda: i disegni che vedi sul blog li creo con diverse applicazioni di intelligenza artificiale, in particolare strumenti simili a ChatGPT e MidJourney. In pratica preparo una serie di *prompt* (frasi dettagliate in cui descrivo stile, colori, atmosfera, inquadratura, ecc.) in base al risultato che voglio ottenere.
Di solito il flusso è questo:
– Definisco l’idea (mood del viaggio, luogo, stagione, emozione da trasmettere).
– Scrivo il prompt in modo molto dettagliato.
– Faccio generare più versioni dell’immagine e ne scelgo una o due.
– Se serve, le ritocco con un programma di grafica (per esempio per adattare i colori al resto dell’articolo o aggiungere testo)