Scegliere di raggiungere il Marocco via mare, anziché prendere un volo di poche ore, è stato il nostro modo di entrare nel viaggio con lentezza, lasciando che l’Italia scivolasse alle spalle un miglio alla volta. Sentivamo il bisogno di un passaggio graduale tra due mondi: il tempo della traversata ci ha permesso di staccare dal quotidiano, abituarci all’idea del cambiamento e iniziare a respirare l’atmosfera nordafricana già sulla nave. Se anche tu stai pensando a un viaggio “on the road” in camper o van, il traghetto Genova–Tangeri può diventare parte integrante dell’esperienza, non solo un mezzo per arrivare a destinazione.

L’idea del viaggio e la scelta del traghetto
L’idea è nata davanti a una carta geografica, seguendo con il dito la linea che da Genova scende lungo il Mediterraneo fino alle coste marocchine. Il traghetto ci è subito sembrato la scelta più logica: ci permetteva di portare con noi il nostro van carico di attrezzatura, di evitare lunghi chilometri su strada e di cominciare da subito a vivere un ritmo più lento. Questo significa due notti a bordo, con scalo a Barcellona, e tutto il tempo per entrare nell’ottica del viaggio.
Ultime ore in Italia: il parcheggio vicino al porto
La nostra avventura è iniziata con un’aria fredda che pizzicava il viso, sotto un cielo limpido di fine novembre. Per la notte abbiamo dormito nel parcheggio gratuito dell’IKEA, a pochi chilometri dal porto di Genova: uno spazio ampio e comodo, spesso utilizzato da camionisti e veicoli overland diretti o di ritorno dal Marocco, che ci ha permesso di restare vicinissimi alla città senza complicarci la vita. Di seguito ecco le coordinate GPS: N44.42432° E8.88480°
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Atmosfera al porto di Genova
Quando siamo arrivati all’ingresso dell’area portuale, il piazzale era già un brulicare di vita. Intorno a noi si muovevano auto sovraccariche fino all’inverosimile, con valigie, scatoloni e biciclette legate sui portapacchi; famiglie che si stringevano in saluti lunghi, bambini che correvano tra i veicoli, carrelli che cigolavano. Le informazioni, invece, erano poche e un po’ frammentarie: orari annunciati a mezza voce, cartelli non sempre chiari, indicazioni che cambiavano in base a chi interpellavi.

Controlli e imbarco
La prima serie di controlli è all’ingresso, dove ci hanno verificato i biglietti STAMPATI e ACQUISTATI ONLINE e li hanno trasformati in carte d’imbarco, senza bisogno di passare dalla biglietteria. Verso le 11:00, quando è arrivata la polizia di frontiera occorre presentarsi al controllo doganale. Un momento di attesa e confusione, con le persone che si sposta da una fila all’altra, poco convinte di essere davvero nel posto giusto. E in effetti non c’è nessuna chiara indicazione di cosa vada fatto e dove. Nel dubbio chiedi agli assistenti portuali presenti in loco. Metti in conto che l’attesa per i controlli passaporti può essere confusa: tieni documenti e biglietti a portata di mano e armati di pazienza, perché è normale non capire subito quale sarà il passo successivo.
IMPORTANTE ! La compagnia e le autorità italiane devono assicurarsi che tu abbia un documento valido per l’ingresso in Marocco; se salissi senza requisiti (passaporto scaduto, documento non valido per l’espatrio) saresti respinto alla frontiera e la compagnia rischierebbe sanzioni e l’obbligo di riportarti indietro a proprie spese. Per questo ti controllano già a Genova, prima di farti imbarcare.
L’imbarco è poi avvenuto a scaglioni, senza un ordine evidente, e il risultato è stato un lento puzzle di veicoli che avanzavano di pochi metri alla volta. Se viaggi con un van o un camper, non allontanarti troppo dal mezzo: il tuo turno può arrivare all’improvviso e conviene essere pronti a spostarsi.

Vita a bordo il primo giorno
Quando finalmente è arrivato il nostro turno, siamo saliti sulle rampe metalliche della nave e abbiamo parcheggiato il van nel garage, tra camion e camper di mezza Europa. Ci hanno assegnato una cabina interna semplice ma accogliente, con due letti a castello, un piccolo bagno e l’aria condizionata un po’ troppo entusiasta. La nave è partita con circa un’ora di ritardo, ma il mare calmo ha reso subito la navigazione piacevole. Il pranzo a bordo è stato sorprendentemente abbondante e, mentre mangiavamo guardando il mare dall’oblò del ristorante, abbiamo iniziato a sentire che il viaggio era davvero cominciato. È in quel momento che lo “stacco” dalla routine si è fatto concreto: niente più notifiche, niente più orari serrati, solo il rumore costante dei motori e il blu che ci circondava.
Per una traversata di quasi tre giorni, tra Genova e Tangeri Med, abbiamo deciso di toglierci subito un pensiero: quello dei pasti. Abbiamo scelto la pensione completa perché ci garantiva colazione, pranzo e cena al self‑service senza dover controllare ogni volta i prezzi o fare calcoli sul budget quotidiano. Su una rotta lunga, in cui le giornate scorrono tra attese per i controlli, ore in cabina e soste sul ponte, sapere che a ogni pasto avremmo trovato un vassoio pronto è stato rassicurante. Per noi, che viaggiamo in van e tendiamo a organizzarci in autonomia, è stato strano “affidarci” completamente alla cucina di bordo, ma la formula si è rivelata comoda: piatti decisamente abbondanti, porzioni generose di primi, secondi e contorni, e una qualità tutto sommato buona del menù, più che adeguata per un traghetto.
L’altro motivo è stato puramente pratico: sulle linee per il Marocco la pensione completa costa meno che pagare i singoli pasti e ci ha permesso di mettere a budget in anticipo l’intero capitolo “cibo a bordo”. Invece di portare con noi a bordo scorte di viveri per tre giorni, ci siamo limitati a qualche snack e alla borraccia, lasciando che fosse la nave a occuparsi del resto.

Un giorno intero in mare
La seconda giornata è trascorsa su un mare quasi immobile, di un blu compatto, spezzato soltanto dalla scia bianca della nave. A bordo, oltre al tempo per riposarci, abbiamo dovuto affrontare due procedure importanti: il timbro del passaporto e la registrazione del veicolo, richiesta dalle normative marocchine per l’ingresso dei mezzi su gomma. In totale ci hanno portato via circa due ore tra file e sportelli che aprivano e chiudevano con orari poco prevedibili. Il consiglio è di informarti in anticipo su dove e quando si svolgono queste formalità: di solito il personale di bordo indica il ponte e l’orario, ma è facile perdere gli annunci se non si presta attenzione.
Lo scalo a Barcellona
Intorno a mezzogiorno abbiamo intravisto le gru e i container del porto di Barcellona, con una luce già diversa da quella di Genova e un’aria decisamente più mite. La sosta è durata fino alle 15 e ci ha regalato un pranzo con vista sul via vai di camion, traghetti e rimorchiatori. Non si scende dalla nave, ma è un buon momento per sgranchirsi le gambe sui ponti esterni e godersi il passaggio dei gabbiani sopra le banchine. Per chi viaggia, questo scalo è anche un modo per spezzare la sensazione di isolamento del mare aperto: un piccolo contatto visivo con la terraferma prima della lunga tratta verso il Marocco.
Gli spazi comuni della nave sono piuttosto limitati e spesso affollati, soprattutto la piccola saletta con tavoli e prese di corrente, contesa da chi lavora al computer, o ricarica il telefonino. Alla fine siamo riusciti a trovare un tavolo d’angolo, trasformato in “ufficio di viaggio” per qualche ora. Il resto della giornata è trascorso tra letture lente, piccoli sonni in cabina e una cena nuovamente generosa. Se ti porti un libro, un diario o qualche film scaricato in anticipo, il tempo in mare può diventare un alleato: un invito ad ascoltarti e a entrare mentalmente nel viaggio che ti aspetta.
Terzo giorno: il mare che cambia
Il terzo giorno abbiamo percepito subito che qualcosa era cambiato: l’aria era diventata più tiepida, il cielo era rimasto limpido ma la luce era più intensa, quasi tagliente. Abbiamo passato parte della mattinata sul ponte, lasciando che il vento ci scompigliasse i capelli mentre fissavamo un orizzonte che, finalmente, cominciava a mostrare un profilo di costa. Nella sala comune, l’atmosfera era ormai decisamente marocchina: famiglie che parlavano ad alta voce, termos di tè alla menta, bambini che giocavano tra le poltrone. La cordialità dei passeggeri è stata una delle sorprese più belle: bastava un sorriso per iniziare una conversazione, ricevere un consiglio o una rassicurazione su quello che ci aspettava all’arrivo.
La nave sembrava procedere spedita, quasi in anticipo rispetto all’orario previsto, e questo ha reso l’attesa ancora più vibrante. Dopo pranzo abbiamo iniziato a sistemare la cabina, a chiudere le valigie, a recuperare i documenti: una piccola coreografia pratica che nascondeva l’agitazione per il primo vero contatto con il Marocco. Nel tardo pomeriggio abbiamo riconsegnato le chiavi alla reception e ci siamo uniti al flusso di passeggeri che scendevano verso il garage. Se è la tua prima volta su questa tratta, tieni sempre con te i moduli compilati a bordo e il documento di importazione temporanea del veicolo, perché verranno richiesti ai vari controlli.
Sbarco serale a Tangeri Med
L’attracco a Tangeri Med è avvenuto intorno alle 19.15, quando ormai il porto era illuminato da fari bianchi e luci arancioni. Le operazioni di sbarco si sono protratte ben oltre le 20.30: il garage si è riempito di fumi di scarico, di motori accesi a scatti, di persone che cercavano di intuire la direzione giusta tra le corsie. Una volta usciti dalla nave, abbiamo affrontato tre posti di controllo distinti: il primo per i passaporti, il secondo dedicato al van, il terzo per la verifica del tagliando di importazione del veicolo. Nonostante la moltiplicazione dei check-point, tutto è filato liscio e nel modo più rapido, grazie anche al fatto che parte delle formalità era già stata svolta durante la traversata.
I droni qui non possono volare !
Alla dogana marocchina una delle prime parole che ci siamo sentiti ripetere è stata “drones, drones!”. I droni, infatti, sono vietati: non puoi usarli e, di fatto, non dovresti nemmeno importarli nel Paese come privato. In Marocco l’importazione e l’uso dei droni da parte dei privati sono di fatto vietati, e alla dogana non fanno sconti. Se lo trovano allo scanner viene sequestrato e difficilmente lo rivedi all’uscita. Per quanto sia forte la tentazione di riprendere dall’alto deserto e medine, vale davvero la pena non rischiare: meglio affidarsi a fotocamera e smartphone e vivere il viaggio con qualche pensiero in meno.
Le uniche eccezioni riguardano produzioni professionali (cine‑tv, pubblicità, progetti industriali) che passano da autorizzazioni complesse: licenza di importazione rilasciata a società registrate in Marocco, permessi specifici per ogni missione di volo e coordinamento con vari ministeri.
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