Parco Nazionale di Khnifiss e Tarfaya: guida pratica per camperisti alla scoperta del Marocco più autentico

Nel nostro ultimo articolo avevamo raggiunto El Ouatia ⤴︎, lunghissima spiaggia atlantica battuta dal vento, con il suo fascino autentico e un po’ decadente, frequentata d’inverno quasi solo da camperisti europei in lunga permanenza. Da qui ripartiamo verso sud. La RN1 ( Route National 1 ) è un nastro d’asfalto perfetto: largo, ben tenuto, quasi sempre deserto. Corre parallelo alla costa e a tratti si affianca alla vecchia strada, quella che esisteva prima che qualcuno decidesse di asfaltare per bene questo angolo di Marocco.

informazioni pratiche

La RN1 ( Route National )

La Route Nationale 1 (N1/RN1) è la grande dorsale stradale del Marocco: corre lungo quasi tutta la costa atlantica collegando Tangeri, Rabat, Casablanca, Agadir, Tiznit, Laâyoune, Dakhla e fino a Guerguerat, al confine con la Mauritania, per oltre 2.300 km di sviluppo. È parte del corridoio transafricano Cairo–Dakar, quindi non è solo una strada nazionale ma un asse strategico che mette in comunicazione il Maghreb con l’Africa occidentale, toccando città portuali, zone agricole e aree di pesca artigianale.

Negli ultimi anni diversi tratti della RN1, soprattutto tra Tiznit, Laâyoune e Dakhla, sono stati trasformati o affiancati da una voie express a 2 corsie per senso di marcia, con nuovi ponti e varianti per migliorare sicurezza e tempi di percorrenza in regioni desertiche e ventose. Per chi viaggia in camper o in furgone è una linea di frontiera tra Atlantico e deserto, con lunghi segmenti isolati, stazioni di servizio distanziate, postazioni militari e accessi a villaggi di pescatori, parchi naturali come Khenifiss e spiagge remote che si raggiungono proprio deviando dalla RN1

Talvolta però vale la pena uscire dalla statale e percorrerne qualche tratto per ammirare le spettacolari falesie a strapiombo sull’oceano. Se il vento non è troppo forte è possibile fare sosta libera a pochi passi dal promontorio. Noi ci siamo fermati qui [ GPS N28.18491° W11.85288° –  Visualizza su Google Maps ⤴︎] ma sono numerosi gli “spot” accessibili a van e camper di ogni dimensione. Prestate attenzione a non mettere le ruote troppo vicine alla falesia, poichè molto friabile e spesso instabile.

Le spettacolari falesie a strapiombo sull’oceano.

In questo ambiente semi-desertico incontrerete numerosi pescatori che si appostano sul bordo delle scogliere e lanciano le lenze nel vuoto per decine di metri, con l’oceano che si frange in basso tra le rocce. Uno spettacolo davvero sorprendente ed emozionante visto dal vero.

NOTA STORICA

Pesca dalla falesia: una tradizione atlantica

Quello che si vede lungo le falesie tra Aglou e Akhfenir non è semplice pesca sportiva — è una pratica radicata nella cultura costiera marocchina, dove l’Atlantico e le sue maree dettano ancora i ritmi della giornata. La tecnica utilizzata è il cliff fishing o rock fishing da falesia alta: i pescatori si posizionano sul bordo della scogliera, spesso a 20-30 metri sul livello del mare, e calano le lenze direttamente in verticale oppure le lanciano verso il largo con canne robuste da 4 a 4,5 metri. Le lenze, appesantite con piombi consistenti per contrastare le correnti atlantiche, raggiungono fondali profondi anche a pochi metri dalla parete rocciosa — qui le falesie non degradano dolcemente, cadono a picco.

È proprio questo il vantaggio di pescare da un’altura così: sotto le pareti rocciose il fondale è profondo, ossigenato dalle correnti e ricco di vita. Le turbolenze create dall’incontro tra le maree atlantiche e la roccia attirano una catena alimentare completa. Le prede più ambite in questo tratto di costa sono dentice, cernia, corvina, sarago e, nelle stagioni giuste, anche barracuda e ricciola.

L’attrezzatura non è leggera: mulinelli con bobine da almeno 250 metri di filo, terminali in fluorocarbon robusto, ami rinforzati per resistere alle rocce. Il rischio di incaglio è costante, e non è raro perdere parte del terminale in una sessione. Ma i pescatori che vedi appostati lì, immobili e pazienti davanti all’infinito dell’oceano, conoscono ogni sporgenza, ogni corrente, ogni ora giusta.

Poco prima di raggiungere Akhfenir, a circa cinquanta metri dalla strada sulla destra, quasi nascosto tra la roccia e il bordo della falesia, c’è qualcosa che merita una sosta: il Gouffre d’Akhfenir, conosciuto anche come il Buco del Diavolo. Una voragine aperta nel calcare, profonda, silenziosa, con l’acqua dell’oceano che respira lì sotto attraverso un collegamento sotterraneo. Non è segnalata in modo evidente — tieniti pronto a rallentare e a cercarla con l’occhio. Per trovarla facilmente segui le nostre precise coordinate: [ GPS N28.10704° W12.03739° –  Visualizza su Google Maps ⤴︎]

Il Gouffre d’Akhfenir, conosciuto anche come il Buco del Diavolo. Una voragine aperta nel calcare.

Noi ci siamo fermati qui solo per pranzare, ma volendo è possibile sostare la notte senza alcun problema. Il caldo oggi ( siamo a gennaio ! ) si fa sentire sul serio, e l’ombra scarseggia, ma l’atmosfera del posto merita la sosta. Ben presto ripartiamo verso Akhfenir. Il paese è molto vivace — molti camion parcheggiati, autisti che pranzano, un via vai di gente che ci ricorda come questa sia una località di transito vera, non una cartolina turistica. Noi non ci fermiamo a lungo: compriamo solo un po’ di pane e riprendiamo il cammino.

La meta di oggi ha un nome che suona quasi come una promessa: Laguna di Naila, cuore del Parco Nazionale di Khnifiss. Il parcheggio autorizzato per la notte si trova su un plateau rialzato con una vista panoramica mozzafiato [ GPS N28.02868° W12.24064° –  Visualizza su Google Maps ⤴︎] Da un lato, a destra le meravigliose dune sahariane, bianche e scolpite dal vento, dall’altro il blu intenso della laguna che si perde verso l’oceano, con le saline color smeraldo che cambiano tonalità a seconda dell’ora e della marea. Un luogo magico, che ci lascia davvero a bocca aperta. Tra tutte le soste che ti abbiamo descritto fin’ora…beh questa è di gran lunga la più spettacolare. I gentilissimi guardiani del parco passano ogni sera a riscuotere il pagamento ( davvero ridicolo ) della sosta ( 20 MAD, meno di 2 euro ! )

NOTA turistica

La Laguna di Naila: un ecosistema unico in Nord Africa

La Laguna di Naila ( o Khnifiss ) rappresenta l’unica laguna sahariana del Nord Africa, classificata parco nazionale nel 2006 e riconosciuta zona umida di importanza globale già dal 1980. Si estende su oltre 400 chilometri quadrati e il suo perimetro abbraccia ambienti radicalmente diversi tra loro: costa atlantica, dune, altopiani calcarei, paludi e saline.

La sua origine è curiosa: si è formata da un braccio di mare che, a causa delle maree, penetra nella terraferma per diversi chilometri, perdendosi nella salina di Tazra. La sua forma ricorda quella di un serpente con tre grandi insenature. Gli uccelli sono il motivo principale per cui questo luogo è finito sulle carte degli ornitologi di mezzo mondo.

Sono state censite 211 specie di uccelli e ogni anno circa 20.000 uccelli trascorrono qui l’inverno. Casarche, anatre marmorizzate e gabbiani corsi abitano la laguna in modo permanente, mentre un gran numero di specie giunge in inverno per svernare. La laguna è anche una stazione di sosta fondamentale per i migratori — fenicotteri, spatule, cormorani — nel lungo viaggio tra Europa e Africa, prima della tappa successiva al Banc d’Arguin in Mauritania.

I fenicotteri in particolare la fanno da padrone: in certi periodi la laguna si copre letteralmente di macchie rosa, uno spettacolo che non ti aspetti in un contesto così desertico. La fauna non si limita agli uccelli: nel parco è possibile avvistare fennec, istrici, volpi rosse e, con molta fortuna, la gazzella di Cuvier nel suo stato selvatico. Tra i rettili, nel Sahara Occidentale abitano ben 48 specie, molte delle quali presenti anche qui.

Escursioni a piedi nella laguna

Dal pontile di legno che si affaccia sulla laguna si possono raggiungere a piedi le magnifiche dune che si vedono in lontananza dal promontorio. Si cammina verso est lungo un sentiero poco tracciato che attraversa un tratto umido e paludoso che si trasforma in breve in una splendida spiaggia a mezzaluna. Dopo un paio di chilometri le ondulazioni sabbiose diventano creste alte 20-30 metri, solide grazie al vento costante.

Vista mozzafiato a 360°: da un lato l’Atlantico piatto fino all’orizzonte, dall’altro la Laguna di Naila

Si sale con facilità (scarpe da trail o sandali robusti indispensabili), e in cima ci aspetta una vista mozzafiato a 360°: da un lato l’Atlantico piatto fino all’orizzonte, dall’altro la Laguna di Naila con i suoi azzurri mutevoli e fenicotteri rosa che danzano tra i cespugli. Queste dune sono reliquie di un antico deserto che qui incontra l’oceano e sono anche l’habitat di tartarughe marine che depongono le loro uova da maggio a settembre. Un’escursione sicuramente imperdibile

Amelia felice sopra le dune

Un’altra escursione che vale la pena fare è quella che dal parcheggio si dirige verso ovest. E un sentiero ben tracciato che corre lungo la falesia di Akhfenir, offrendo viste spettacolari sulla Laguna di Naila dall’alto delle scogliere. E’ una passeggiata facile di circa 8 km tra andata e ritorno, ideale per godersi il tramonto sulla laguna prima di rientrare al campo.

I pescatori locali di Akhfenir e dintorni offrono spesso giri in barca informali sulla Laguna di Naila, partendo dal molo del villaggio — una pratica comune, integrata nei tour ecologici del Parco di Khenifiss. Dal pontile di legno, i pescatori (sahraoui o hassani) ti avvicinano facilmente offrendo uscite private: 1,5-2 ore in laguna per birdwatching (fenicotteri, aironi), paesaggi sahariani e fauna acquatica, con chance di pesca leggera. Prezzi: 100-150 MAD/persona (o 300-400 MAD per barca da 4-5 pax), negoziabili.

Tarfaya e il Piccolo Principe: sulle tracce di Saint-Exupéry

La nostra ultima meta lungo la costa Atlantica è Tarfaya, il nostro giro di boa. Poco più a sud si entra nel Sahara Occidentale dove ricordiamo che la nostra Carta Verde non ha validità. In pratica, nessuna compagnia assicurativa italiana o europea può garantire una copertura ufficiale in quella zona, perché il Sahara Occidentale non è riconosciuto né come Stato indipendente né come parte integrante del Marocco ai fini assicurativi. È come se, superato Guelmim e diretti verso Laâyoune o Dakhla, si uscisse simbolicamente “fuori mappa” dal punto di vista legale, pur restando dentro ai confini amministrati da Rabat.

Molti camperisti ignorano più o meno consapevolmente questa regola e noi abbiamo cercato di spiegarla al meglio con un articolo dedicato che ti invitiamo a leggere attentamente ⤴︎

La N1 è un nastro d’asfalto perfetto che si srotola lungo il deserto, ipnotico nella sua linearità. Il nulla regna sovrano, spezzato solo a tratti dai tralicci dei ripetitori telefonici e da qualche casupola di pescatori affacciata sulla costa. Dopo circa 80 km di paesaggio desertico raggiungiamo Tarfaya.

Tarfaya ha vissuto almeno tre vite. La prima come Port Victoria, la piccola stazione commerciale fondata sul finire dell’Ottocento dallo scozzese Donald Mackenzie su uno scoglio a ridosso della riva. La seconda come Cap Juby, durante il protettorato spagnolo. La terza — quella che la rende unica — come scalo dell’Aéropostale, la compagnia che negli anni Venti aprì la prima rotta aerea postale tra la Francia e il Senegal, passando proprio da qui.

Se siete arrivati fino a Tarfaya vi consigliamo di non perdere il Museo dedicato ad Antoine de Saint-Exupéry, aperto nel 2004 sul bordo dell’antica pista di atterraggio, a trenta metri dalla spiaggia. All’interno, maquette, fotografie, manifesti e documenti d’epoca raccontano la stagione dell’Aéropostale. E poi c’è lei: una copia originale del Piccolo Principe con annotazioni autografe dell’autore, che vale da sola il prezzo dell’ingresso — 30 DH, anche solo per sostenere chi tiene in vita questo posto.

Il Museo dedicato ad Antoine de Saint-Exupéry è stato aperto nel 2004

NOTA STORICA

La storia dell’Aéropostale e Antoine de Saint-Exupéry

L’Aéropostale fu fondata da Pierre-Georges Latécoère con base a Tolosa, e divenne in seguito parte di quello che sarebbe diventato Air France. Cap Juby era il nodo cruciale della rotta: uno scalo di rifornimento in pieno deserto, attorno al quale si costruì una piccola leggenda dell’aviazione.

Nel 1927 Antoine de Saint-Exupéry venne nominato capo dello scalo di Cap Juby, incarico che mantenne fino alla fine del 1928. Il suo compito non era solo operativo: doveva soccorrere i piloti in difficoltà nel deserto e negoziare con i capi berberi il rilascio di quelli fatti prigionieri — una missione che gli valse la Légion d’honneur. È qui, nel forte di Cap Juby, che mise mano al suo primo romanzo, Courrier Sud.

E sono questi diciotto mesi di vento, dune e silenzio atlantico a dare vita, anni dopo, alla favola senza tempo del Piccolo Principe: il pilota precipitato nel deserto, il bambino dai capelli biondi, l’incontro impossibile in mezzo al nulla. Il libro oggi conta 600 traduzioni in lingue e dialetti diversi, ed è il testo laico più tradotto al mondo.

Per la sosta è possibile fermarsi anche la notte nei comodi parcheggi su boulevard Almawla Alhassan Alawwal [ GPS N27.94510° W12.92561° –  Visualizza su Google Maps ⤴︎] proprio di fronte alla Caserne Espagnole — la caserma militare costruita dagli spagnoli durante il protettorato, tra il 1916 e il 1958.

Eretta per controllare le tribù nomadi sahrawi e proteggere le rotte verso le Canarie e l’interno del continente, fu per decenni il quartier generale del tenente colonnello Bens — il militare spagnolo che di fatto fondò la città e le diede il nome Villa Bens, prima che tornasse a chiamarsi Tarfaya. Oggi l’edificio è in stato di semi-abbandono — usato sporadicamente, lasciato decadere per il resto.

Il nostro van di fronte alla Caserne Espagnole — la caserma militare costruita dagli spagnoli durante il protettorato, tra il 1916 e il 1958.

A pochi passi dalla sosta indicata si può raggiungere la Casa del Mar, il più antico edificio di Tarfaya, e forse il più malinconico. Fu costruita nel 1882 da Donald Mackenzie, lo stesso scozzese che fondò Port Victoria, come base commerciale della sua North West Africa Company, con l’ambizione di intercettare le carovane provenienti da Timbuktu prima che raggiungessero i mercati del nord.

La struttura in pietra rinforzata si sviluppa su due piani per circa 1.200 metri quadrati e include ben sei cisterne per la raccolta dell’acqua — dettaglio che racconta quanto fosse pensata per resistere all’isolamento. Nel 1888 le tribù sahrawi attaccarono il forte, causando morti e feriti tra i lavoratori. L’avventura commerciale britannica durò poco: nel 1895, dopo anni di pressioni diplomatiche, il sultano Hassan I acquistò il forte e lo restituì alla popolazione locale, ponendo fine alla presenza inglese nella regione.

Oggi non resta molto — muri erosi, qualche arco che regge ancora, la struttura consumata dal tempo e dalla salsedine dell’Atlantico. Gli spagnoli, durante il protettorato, la usarono come porto e poi come prigione, e le diedero il nome con cui la conosciamo ancora: Casa del Mar. Dal 1958 il sito è abbandonato, e ogni mattina chi lo ama prega che sia ancora in piedi — così ci ha detto chi lavora al museo Saint-Exupéry, che da anni si batte per la sua tutela.

La Casa del Mar, il più antico edificio di Tarfaya.

Alla ricerca dell’Assalama: il traghetto fantasma di Tarfaya

Abbiamo cercato inutlmente i resti dell’Assalama. Era il 30 aprile 2008 quando questo traghetto, gestito dalla compagnia spagnola Naviera Armas, lasciò il porto di Tarfaya diretto a Puerto del Rosario, a 98 chilometri di distanza — era il viaggio numero 43 dall’inaugurazione della linea, avvenuta pochi mesi prima. Durante la manovra di uscita, una raffica di vento spinse la nave contro la scogliera, aprendo una falla che l’equioaggio non rilevò subito.

Quando i tecnici scesero in sala macchine e capirono l’entità del danno, era troppo tardi per tornare in porto. Il capitano decise di incagliare il traghetto su una spiaggia vicina, in acque basse, mettendo in salvo tutti i passeggeri. Furono i pescatori di Tarfaya, con le loro barche, i veri eroi della giornata: uscirono in più di dieci imbarcazioni e portarono tutti a riva.

L’incidente disperse in mare circa 80.000 litri di olio combustibile, con danni significativi all’industria della pesca locale. Il sogno di collegare stabilmente le Canarie con la costa africana continentale finì quel giorno, e l’Assalama rimase lì dov’era — un relitto a cielo aperto, meta di curiosi e fotografi, simbolo involontario di un progetto naufragato. Nel 2024, dopo sedici anni di abbandono e lunghe trattative tra le autorità marocchine e la compagnia, il relitto è stato finalmente smantellato. Ecco perchè non siamo riusciti ad avvistarlo per un’ultimo, iconico, scatto fotografico…

Questo tratto di costa atlantica presenta un Marocco diverso da quello che ti aspetti. Non è il Marocco delle medine affollate o dei riad decorati, è il Marocco del vento costante, delle dune che scivolano fino all’oceano, dei pescatori appesi alle falesie e dei fenicotteri rosa che tingono la laguna. È il Marocco di Saint-Exupéry, quello del Piccolo Principe nato in mezzo al nulla, tra il deserto e l’Atlantico. E la Laguna di Naila è probabilmente la sosta più spettacolare di tutta la costa.

Hai percorso anche tu questo tratto di strada ? Sei riuscito a fotografare l’Assalama ? Hai fatto l’escursione sulle dune o il giro in barca sulla laguna ? Raccontalo nei commenti — le esperienze degli altri camperisti sono sempre le informazioni utili, quelle che nessuna guida ti può dare. E se questo articolo ti è servito per organizzare una tappa del tuo viaggio, condividilo con i tuoi amici.

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