Lasciamoo Sidi Kaouki in una mattina limpida di dicembre per metterci alle spalle una delle zone più note della costa, ed entrare in un Marocco più ruvido, fatto di strade strette, villaggi di pescatori e oceano. Questo itinerario di tre giorni tra Tafedna, Imsouane e le dune di Imzi/Tamri è perfetto se viaggi in camper o van e cerchi un mix di piste sterrate, baie per surfisti e tramonti sulle dune. In questo articolo ti portiamo con noi lungo la costa tra Essaouira e Agadir, raccontandoti non solo cosa vedere, ma soprattutto come si vive davvero questo tratto di Marocco on the road.
Da Sidi Kaouki a Tafedna: la prima vera sosta libera
Lasciamo Sidi Kaouki 🔗 verso le 10:00, dopo aver fatto il consueto “camper service” nel Camping Soleil [ GPS N31.34886° W9.79415° – Visualizza su Google Maps ] salutando i nuovi amici conosciuti nei giorni trascorsi in sosta in questa piccola “oasi”. Sono Luca e Wilma con il loro favoloso Iveco Daily 4×4 customizzato, che ci danno preziosi consigli sulle prossime tappe qui in Marocco
La R211 che imbocchiamo è una tipica strada costiera marocchina: carreggiata stretta, asfalto che a tratti lascia spazio alla terra battuta, sorpassi da gestire con calma e qualche punto in cui è necessario scendere con due ruote fuori dall’asfalto per far passare i mezzi che arrivano in senso opposto. Dopo i primi chilometri, il traffico sparisce quasi del tutto e rimaniamo soli tra bassa vegetazione e alberi di argan, l’albero simbolo di questa regione, che qui forma una vasta area riconosciuta come Riserva della Biosfera dall’UNESCO. Ogni tanto si apre una finestra sull’oceano, con scorci che ti ricordano perché hai scelto questa costa e non l’autostrada.
Un tratto della R211 è in rifacimento: l’asfalto lascia posto a una pista di ghiaia ben pressata, larga e scorrevole, il tipo di strada che con un van camperizzato come il nostro dà più gusto che fastidio. Poco dopo incrociamo la Route Provinciale 2226, ben asfaltata, che ci porta dritti a Tafedna. Ci fermiamo nel grande parcheggio pubblico gratuito. La sosta è asfaltata, pianeggiante e affacciata direttamente sulla spiaggia [ GPS N31.09479° W9.81918° – Visualizza su Google Maps ]
Tafedna è quel tipo di villaggio di pescatori che ti conquista piano, senza clamore: poche casette bianche e blu aggrappate alla collina, con le sue barche blu tirate in secca sulla spiaggia e l’odore di alghe misto a cumino proveniente dai piccoli taginieri lungo la strada principale. È un posto minuscolo, forse 6.000 anime, che vive di pesca e dune di sabbia, ma per i surfisti sta diventando un nome da sussurrare – un gemma nascosta della costa marocchina, ancora lontano dal caos di Taghazout o Anchor Point.
A piedi raggiungiamo il capo che si protende a nord, seguendo un sentiero utilizzato dai pescatori locali. La vista spazia sulla costa frastagliata e sulla distesa di sabbia che si perde all’orizzonte. Ma quello che ci colpisce davvero è l’atmosfera: la gente del posto è tranquilla, nessuno ci assilla o chiede denaro. È la prima sosta “libera” da quando siamo in Marocco, e questa sensazione vale oro. Nel pomeriggio cammino verso sud, lungo le dune che orlano la spiaggia per oltre quattro chilometri. È una passeggiata meditativa, con il rumore delle onde e il vento che ti accompagna.
La spiaggia di Tafedna si estende per circa 4 chilometri (2,5 miglia), una curva ampia che cattura qualsiasi tipo di onda che arriva dall’oceano Atlantico, indipendentemente dalla sua origine o direzione, garantendo onde quasi tutti i giorni.

Da Tafedna a Imsouane
Ci svegliamo verso le 8:30. Il sole, in dicembre, arriva tardi a scaldare la lamiera del furgone. La notte è stata vivace: dietro di noi una piccola festa di surfisti a ritmo di bonghi ha tenuto sveglia Amelie quasi fino all’alba, mentre io sono riuscito a dormire nonostante tutto.
Ripartiamo verso le 10:00, percorrendo un tratto sterrato che si congiunge con la RR211 per lasciare Tafedna. Ci sono attualmente importanti lavori stradali in corso e noi speriamo che la RR211 sia quanto meno una pista ben battuta, come il giorno precedente, ma dopo neanche un chilometro ci ritroviamo davanti a un guado, nei pressi di un cantiere che sta costruendo un ponte.
L’acqua scorre con una corrente abbastanza forte e non è semplice valutarne la profondità. Aspettiamo. Passano un paio di motociclette, che però tagliano il guado in un punto laterale, più basso, dove noi, con il furgone, non possiamo passare. Lancio un sasso per farmi un’idea del livello e la sensazione è che l’acqua sia troppo alta. Quando arrivano Luca e Wilma con il loro camper @Big Mario, li vediamo attraversare senza problemi. Ma ogni mezzo ha i suoi limiti, e il nostro non è in grado di passare in questa circostanza.
A malincuore, decidiamo di tornare indietro e prendere la RN1, la strada principale che collega Essaouira ad Agadir. È una scelta di prudenza che consiglio anche a te: se hai dubbi su un guado o un passaggio difficile, non forzare; il Marocco offre quasi sempre una strada alternativa, magari più lunga ma più sicura.
La RN1, in questo tratto, si rivela molto piacevole: asfalto decente, curve dolci, paesaggio verde punteggiato da arganeti e colline che scendono verso l’oceano. Ad ogni curva compaiono piccoli chioschi di legno dove si vendo l’olio di argan: barattoli alzati verso la strada, sorrisi, cenni del capo per invitarti a fermarti. Qui l’argan non è solo souvenir, ma una vera economia locale, spesso gestita da cooperative femminili che hanno reso questo prodotto una fonte di reddito stabile per molte donne della regione.
Proseguiamo verso Imsouane, un piccolo villaggio incastonato tra le scogliere e celebre in tutto il mondo per ospitare le onde più lunghe del Marocco e tra le più lunghe dell’intero continente africano. La baia principale guarda a sud ed è ben protetta dai venti forti che soffiano di solito da nord-ovest, quindi l’onda resta pulita e surfabile. Qui si formano onde lunghe e morbide, perfette per grandi tavole (longboard) o per chi ha un livello medio. Nei giorni buoni, si possono cavalcare onde per 600-700 metri filati lungo tutta la spiaggia, il cui fondo sabbioso la rende abbastanza facile anche per chi non è esperto.
La località è in evidente, forte espansione: alberghi e resort in costruzione vista oceano, decine di surf shop che offrono lezioni e noleggio tavole, ristorantini affacciati sulle onde. Il posto è davvero molto affollato, con surfisti ovunque, in mare e sulla spiaggia, intenti a scrutare le onde come in una sorta di rito collettivo.
La spiaggia è enorme, con un tratto pedonale impressionante scavato sotto le rocce a strapiombo sull’oceano. La baia principale è perfetta anche per principianti e intermedi e grazie al fondale sabbioso e alla forma della spiaggia, si può surfare praticamente a qualsiasi ora del giorno, indipendentemente dalla marea.
Parcheggiamo lontano dalla costa, davanti a un piccolo mini market, per evitare la sosta a pagamento nei pressi della spiaggia. Facciamo due passi fino al porto, osserviamo il traffico di tavole, ne respiriamo l’energia. C’è un’aria da “frikkettoni del surf”: gente scalza, furgoni scassati trasformati in camper, falò serali e odore di tajine misto a paraffina per tavole.
Sicuramente questa località è un paradiso per gli amanti del surf, ma per noi è anche troppo affollata. Così, dopo aver fatto un pò di provviste, decidiamo di risalire la strada e fermarci in un grande spiazzo sterrato proprio sopra il villaggio, dove altri camper e van hanno già scelto la sosta per la notte [ GPS N30.83347° W9.79959° – Visualizza su Google Maps ] Da qui, la vista sulla baia è davvero spettacolare: in assenza di vento è stato uno dei nostri spot in libera preferiti !
Le dune di Timlaline: tramonto sul “piccolo Sahara” sull’oceano
Stamane il termometro in van segna 12 gradi, e così accendiamo il riscaldamento per togliere un pò di umidità e scaldare la zona giorno. La strada RN1 si arrampica e ridiscende in una sequenza di curve che attraversano piccoli villaggi, campi coltivati e ancora arganeti, poi, man mano che ci avviciniamo alla cittadina di Tamri, si apre una vista sorprendente: dune di sabbia dorata che scivolano verso il blu intenso dell’Atlantico. Questa zona è spesso chiamata Timlaline Dunes o “piccolo Sahara sul mare”: un tratto di costa dove le dune di sabbia scendono quasi direttamente in acqua, creando un contrasto netto tra il giallo caldo della sabbia e il blu profondo dell’oceano.
La nostra meta sono proprio le dune davanti a noi. Lasciamo la RN1 per imboccare una pista sterrata semplice, percorribile anche con veicoli non 4×4, che porta a un grande parcheggio sterrato fronte dune. All’arrivo un custode ci chiede 20 dirham per la sosta: una cifra onesta per poter restare anche la notte, in una posizione privilegiata sul bordo del “piccolo Sahara” [ GPS N30.76262° W9.82756° – Visualizza su Google Maps ]
Noi ci incamminiamo a piedi lungo la costa frastagliata, tra scogli e piccole baie battute dalle onde; di tanto in tanto si incontrano modeste capanne di pescatori, alcune abbandonate, altre ancora attive, con reti appese e odore di pesce essiccato nell’aria.
Durante il giorno quest’area è presa d’assalto dai quad e dalle moto a noleggio che scorrazzano sulle dune ( e ne modificano forme e dimensioni ! ) oltre ai dromedari che portano i turisti lungo le piste o a fare “sandboarding” sulla sabbia. Dal nostro parcheggio si accede anche ad un piccolo canyon scavato dall’erosione, stretto e scenografico, perfetto per qualche scatto fotografico.
Poco prima del tramonto risaliamo le dune, insieme a un piccolo “popolo” di turisti: coperte, thermos di thè alla menta, cammelli in fila, quad parcheggiati in punti panoramici. Quando il sole comincia a tuffarsi nell’Atlantico, la luce diventa morbida, arancione, le ombre si allungano e il vento, spesso, si placa per qualche minuto.
Qualcuno accende un falò, altri preparano la fotocamera per fotografare il sole che si immerge nell’oceano. È un momento di pace e ognuno può ritagliarsi un angolo tranquillo e un po’ defilato per godersi in silenzio questi attimi di meraviglia, ascoltando soltanto il suono delle onde e il fruscio della sabbia sotto i piedi. Noi decidiamo di fermarci qui per la notte, guardando le ultime luci spegnersi sulle dune, con il camper rivolto verso l’oceano, soli…mentre tutti se ne vanno via.
Le giornate trascorse tra Tafedna, Imsouane e le dune di Timlaline sono state davvero piacevoli: soste gratuite fronte mare, piste da guidare con lentezza, chioschi di argan lungo la strada e tramonti che ci hanno lasciato senza parole. È la vanlife come piace a noi
Ti andrebbe di aggiungere la tua esperienza? Se hai già percorso questa strada, se conosci altre soste libere in zona o hai domande pratiche sull’itinerario, raccontacelo nei commenti: la tua esperienza può essere preziosa per altri viaggiatori on the road.
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