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Alba sulle dune di Sossusvlei

DAY 04 ( 30 luglio 2001 ) | Sesriem – Sossusvlei – Walvis Bay – Svakopmund

Per raggiungere le dune di Sossusvlei e godere lo spettacolo dell’alba stamane dobbiamo alzarci con il buio e percorrere i 63 chilometri di strada sterrata ( in buone condizioni ) che conducono al “vlei”, la pozza d’acqua dalla quale comincia l’escursione a piedi. Ci vorrà poco più di un’ora per giungere a destinazione.

Gli ultimi quattro chilometri di strada sono in pessime condizioni ed accessibili solo a mezzi fuoristrada 4×4. Nonostante ciò incontriamo alcuni veicoli impantanati o bloccati lungo la pista e procediamo con molta cautela. Sarebbe un vero peccato perdere proprio ora il sorgere del sole per un errore di guida.

Camion 4x4 accompagnano i turisti alle dune
Camion 4×4 accompagnano i turisti alle dune

L’alba è di sicuro il momento migliore per godere questa meraviglia della natura. Il paesaggio delle dune di sabbia assume una colorazione intensa compresa fra il rosa e l’arancione. Questo fenomeno è dovuto alla presenza di particelle di ferro nella sabbia e alla sua relativa ossidazione. I colori cambiano continuamente mentre il disco dorato segna il nascere di un nuovo giorno. Le dune più antiche assumono il colore rosso più intenso.

Tra le dune di Sossusvlei ve ne sono alcune che superano i 200 m di altezza e sono tra le più alte del mondo ( la più alta è la “Big Daddy”, che arriva a circa 380 metri ) Raggiungere il crinale di queste montagne di sabbia non è così semplice come appare, poichè si scivola ad ogni passo. Non appena sorge il sole la temperatura comincia a salire velocemente con una notevole escursione termica.

Non è consigliabile rimanere da queste parti sotto il sole cocente del pomeriggio se si vogliono evitare pericolosi colpi di calore.

Sulla via del ritorno ci fermiamo a visitare la Duna 45 cosi definita perché si trova al 45º km della strada che conduce da Sesriem a Sossusvlei. Si tratta probabilmente della duna più fotografata al mondo, forse per la sua forma elegante e semplice o forse perchè situata lungo una strada di passaggio, tappa obbligata di tutti i turisti. Un’altro semplice motivo e la facilità con cui la si può salire: la duna è alta soltanto 80 metri ed ha un profilo decisamente poco ripido.

La duna 45, una delle più fotografate al mondo
La duna 45, una delle più fotografate al mondo

Il nostro viaggio riprende verso nord con una lunga tappa di oltre 400 km fino a Walvis Bay, la seconda più grande città della Namibia dopo Windhoek. Il suo nome deriva dall’olandese Walvisbaai ovvero “Baia delle balene”. Qui infatti le acque profonde hanno favorito una ricca vita marina e la formazione di plancton, cibo di cui sono ghiotte le balene che vi transitano.

Le attività economiche di Walvis Bay ruotano per lo più intorno alla sua baia e al porto dove attraccano le petroliere e le grandi navi container. La sua posizione strategica, di fronte all’Oceano Atlantico e sulla rotta del Capo di Buona Speranza e delle Indie è da sempre stata oggetto di importanti contese internazionali.

Non c’è molto da vedere in città, ma a tutti gli effetti questa località è un paradiso per gli appassionati di birdwatching per la presenza di numerose saline e zone umide. Si tratta infatti della più importante area umida costiera dell’Africa Meridionale che attrae ogni anno oltre 150.000 uccelli migratori.

Non appena giunti in città, ci dirigiamo verso la laguna di Walvis Bay per ammirare una delle più grandi popolazioni di fenicotteri rosa del continente Africano oltre a pellicani, cormorani e numerose altre specie di uccelli.

Fenicotteri rosa a Walvis Bay
Fenicotteri rosa a Walvis Bay

Da qui il nostro viaggio prosegue lungo la costa verso nord e dopo circa dieci chilometri ci imbattiamo in una enorme piattaforma in legno galleggiante. Conosciuta come Bird Island ( Isola degli uccelli ) venne costruita per consentire agli uccelli marini di nidificare e deporre qui il loro guano, che fornisce 1000 tonnellate all’anno di materia prima per produrre concimi organici.

Poco meno di 50 chilometri ci separano da Swakopmund, graziosa cittadina dal forte aspetto germanico, posta alla foce del fiume Swakop. Il suo nome tedesco significa appunto “foce dello Swakop”.

Questa cittadina di oltre 35.000 abitanti venne fondata nel 1892 da coloni tedeschi poichè gli inglesi avevano annesso al Sudafrica il porto di Walvis Bay.

Circondata dal deserto del Namib e dall’oceano, Swakopmund ha un clima temperato, con temperature medie comprese fra 15 °C e 25 °C e meno di 15 mm di pioggia all’anno. Purtroppo la fredda corrente del Benguela costituisce alla formazione di frequenti banchi di nebbia che avvolgono i bei palazzi dalle facciate gotiche, decisamente inusuali per un paese africano.

Tipico facciata dei palazzi di Swakopmund
Tipico facciata dei palazzi di Swakopmund

Ci sono numerosi edifici storici, dalla tipica architettura coloniale tedesca che vale la pena di visitare. Tra questi la prigione di Altes Gefängnis, e la Wörmannhaus del 1906, oggi sede della biblioteca pubblica. In città si trova anche l’acquario nazionale (National Marine Aquarium) e un museo dei trasporti.

A partire dal 1976 iniziarono le attività di estrazione presso la miniera di uranio di Rössing, a 70 km dall’abitato. Rössing divenne rapidamente la più grande miniera di uranio a cielo aperto del mondo. Questo diede un impulso decisivo alla crescita economica di Swakopmund, che divenne una delle più moderne della nazione.

Ci sistemiamo per la notte nei bungalows dello Swakopmund Rest Camp.


Un motociclista osserva un relitto lungo la Skeleton Coast

Seguendo la suggestiva Skeleton Coast

Un tempo questa località era particolarmente inospitale e difficile da raggiungere per via del deserto che si estende per decine di chilometri verso l’interno e dal mare è difficile avvicinarsi a causa delle forti onde causate dalla corrente del Benguela. Per questo i boscimani la definivano “terra che Dio ha creato con rabbia” e i portoghesi “as areais do Inferno”, le sabbie dell’Inferno.

L’oceano dalle onde impetuose è sempre stato un incubo per i marinai che transitavano da queste parti e oggi il nome Skeleton Coast si riferisce ai numerosi relitti spiaggiati lungo la costa. Ce ne sono oltre un migliaio, sparsi un pò ovunque ma non è così facile riuscire a vederli, in parte per la presenza delle alte dune che ne impediscono l’accesso e la vista.

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