Il Tassili n’Ajjer, nel sud-est dell’Algeria, è un altopiano che sembra sospeso fuori dal tempo: canyon scolpiti dal vento, pinnacoli di arenaria, guelte segrete e migliaia di pitture rupestri che raccontano la vita del Sahara quando era verde e fertile. A fine dicembre 1993 ho avuto la fortuna di attraversarlo a piedi, in un trekking che resta inciso nella memoria. Oggi, trent’anni dopo, lo stesso itinerario si può rivivere con mezzi e strutture diverse, ma con lo stesso fascino intatto.
Akba Tafilalet e le prime ascese
La sveglia suona alle 6:30, dopo una notte fredda e leggera. Smontare il campo richiede tempo e la partenza slitta alle 9. La carovana si mette in marcia: otto asini caricati con viveri, taniche d’acqua e tende.
La prima salita si apre tra due mesas, con grandi blocchi di granito. Dopo circa un’ora il sentiero entra in una valle ampia, per poi stringersi in una gola. Qui il tracciato si divide: gli animali seguono un percorso a zigzag per salire sull’altopiano, mentre noi affrontiamo un sentiero ripido e diretto. La fatica è moderata, e persino i viaggiatori più anziani del gruppo riescono a superare la salita.

La nostra guida, Mohammed detto “la volpe”, ci intrattiene con un gioco tradizionale chiamato Tempel Hamla, simile al tris ma con regole diverse. Le pedine sono rudimentali: sterco d’asino per lui, pietre per noi. Piccoli dettagli che rendono l’esperienza più autentica.
Gli asini arrancano: alcuni, provenienti dal Niger, non sono abituati alla montagna. Il rischio di perderli è reale, e senza di loro non avremmo acqua né cibo. Solo nel pomeriggio, con il gruppo di nuovo compatto, proseguiamo tra canyon ombrosi fino a 1700–1800 metri di quota. La sera, sotto un cielo stellato, il campo base viene allestito tra rocce e sabbia, con un fuoco che riscalda l’aria pungente.
Sefar Noir e le pitture rupestri
Il mattino è freddo e ventoso. Smontiamo il campo e partiamo verso Sefar Noir, attraversando Oued Inalelen, Isajalolam e Tisbat. Il paesaggio è piatto, quasi lunare, ma la calma del deserto avvolge ogni passo.
Dopo un’ora si raggiunge Tan Zumaitak, un anfiteatro naturale con un rifugio sotto roccia che custodisce pitture rupestri del “periodo roundhead”. Figure umane e bovini, intatte e autentiche, non rovinate da restauri azzardati.

Una straordinaria testimonianza dell’arte rupestre del Sahara si trova a Sefar, in Algeria: la celebre “Dame Noire de Sefar”, la Signora Nera. La figura appare di profilo, con la schiena arcuata, il ventre prominente e un seno ben visibile. Indossa una cintura da cui scende un indumento fino al ginocchio, sia sul davanti che sul retro, mentre spalle, braccia e gambe sono ornate da decorazioni e fasce. Le braccia, portate in avanti, sorreggono un curioso oggetto decorato a forma di mezzaluna. Un’immagine che racconta di simboli e riti antichi, e che regala al visitatore l’emozione di trovarsi davanti a un’opera senza tempo, sospesa tra mito e realtà.
Il trekking continua per quattro ore fino a Sefar Noir, la galleria d’arte rupestre più vasta al mondo. Migliaia di incisioni e pitture si susseguono lungo un dedalo di canyon: scene di caccia, riti religiosi, animali estinti. Servirebbe una settimana per esplorarle tutte, ma il nostro tempo è limitato.
La sopravvivenza qui è una questione di logistica: l’acqua si prende da una guelta nascosta tra le rocce, purificata e bollita. Ogni scarto organico diventa cibo per gli animali, il resto viene bruciato o portato via. Nulla va lasciato. La sera, attorno al fuoco, i Tuareg ci osservano mentre cerchiamo di accendere la fiamma con goffaggine. Ridono, ma senza malizia: il loro sorriso è parte del deserto.

Sefar Blanc e Tin Tazarift
La sveglia è all’alba. Oggi non si smonta il campo: ci aspetta un’escursione tra le gole di Sefar Blanc. Qui si trovano figure enigmatiche, soprannominate “marziani”, e grandi scene di culto con bovini e divinità. Alcune pitture sono rovinate dai tentativi di copia fatti da spedizioni passate, ma molte altre restano ben conservate. Il trekking attraversa pinnacoli di roccia, dune e wadi. La parte settentrionale di Sefar ospita la celebre scena del Grande Dio di Sefar, un enorme bue e figure umane in adorazione.

La figura principale rappresentata nell’immagine qui sopra è una delle più iconiche della zona di Sefar, nel Tassili n’Ajjer (Algeria). È conosciuta nel repertorio dell’arte rupestre come il “Grande Dio Marziano” (in inglese “Great Martian God” o “Mars God”), “Lo Spirito di Sefar” o anche “il Marziano” per via delle sue forme estremamente insolite e non naturalistiche.
Questa pittura raggiunge anche dimensioni di oltre 2 metri di altezza su alcune pareti; la posizione sopraelevata rispetto alle altre figure sottostanti suggerisce un ruolo di rilievo o centralità nel contesto pittorico. La fama di questa figura è tale che viene spesso riportata in libri e documentari sull’arte rupestre, e a volte citata come “la figura più misteriosa del Sahara”.
Nel pomeriggio ci spostiamo a Tin Tazarift, due ore di marcia in un paesaggio di arenaria e pinnacoli. L’accampamento sorge accanto a una duna circondata da rocce. Anche qui pitture rupestri e legna raccolta per il fuoco serale. Il rito del tè tuareg – tre tazze, ognuna più dolce della precedente – scandisce la sera.
Gran Canyon e Valle dei Cipressi
La notte è gelida, con qualche fiocco di neve: in queste terre non pioveva da tre anni. La marcia parte verso Tamrit, attraversando scenari sempre più maestosi. Nel pomeriggio raggiungiamo il Gran Canyon, un abisso vertiginoso. Mohammed lancia pietre nel vuoto: il loro rimbombo risuona per minuti interi.
Proseguiamo verso la Valle dei Cipressi, un luogo sorprendente dove alberi millenari crescono grazie a falde sotterranee. Una macchia verde in mezzo a un mare di pietra e sabbia. La sera il campo viene allestito vicino a pinnacoli e gole, sotto un cielo carico di vento.
Discesa da Tafilalet e Capodanno a Tim Ras
La sveglia suona alle 6:00: il vento taglia come lame e il freddo penetra ogni strato di vestiti. La missione di oggi è ridiscendere a Djanet, dove ci attendono le nostre Land Rover. La marcia inizia tra paesaggi già familiari ma sempre sorprendenti: guglie, pinnacoli e gole scolpite dal tempo che sembrano uscite da un altro mondo.
Passiamo per l’Akba Tafilalet, “il passo di Tafilalet”, gola naturale scavata nella roccia, che ci accompagna dal plateau all’immensa valle del Sahara sottostante. Il percorso è lento e regolare, ma la vista è spettacolare: dall’alto, l’occhio abbraccia la vastità delle rocce modellate dal vento, mentre più in basso la sabbia del deserto riappare, morbida e dorata. Questo passo è una via di transito naturale usata da secoli, ora percorso dai trekking moderni come il nostro.
Dopo cinque ore di cammino raggiungiamo le Land Rover. La sera ci porta a Tim Ras, tra dune e pinnacoli. È Capodanno, celebrato con spumante e grappa sotto il vento che piega le tende. Il deserto accoglie il nuovo anno con silenzio e stelle.

Come organizzare oggi un trekking nel Tassili n’Ajjer
Il Tassili n’Ajjer è un altopiano remoto e spettacolare del Sahara algerino, patrimonio UNESCO, noto per i suoi paesaggi scolpiti dal vento e per le migliaia di pitture rupestri che raccontano un Sahara verde, abitato da cacciatori e pastori migliaia di anni fa. Organizzare oggi un trekking in quest’area richiede preparazione, rispetto delle regole e un po’ di spirito d’avventura.
Per accedere al parco è necessario un permesso ufficiale, rilasciato dal Tassili Cultural Park Office o da agenzie autorizzate. Non è possibile muoversi in autonomia: la legge prevede che ogni trekking sia accompagnato da una guida locale accreditata, spesso tuareg, che conosce sentieri, guelte e percorsi sicuri. In alcuni casi, per fotografare o filmare, può essere richiesto anche un permesso fotografico aggiuntivo.
Il periodo migliore per affrontare il Tassili va da ottobre ad aprile, quando le temperature sono fresche e le notti, pur fredde, restano affrontabili con un buon sacco a pelo. Nei mesi estivi il caldo può diventare insostenibile e rendere rischioso ogni cammino. I trekking variano da 4 a 10 giorni, con itinerari che toccano i principali siti d’arte rupestre come Sefar, Tamrit e Tin Tazarift, oppure valli spettacolari come Essendilène.
Dal punto di vista logistico, i bagagli sono trasportati da asini o dromedari, mentre i viaggiatori portano con sé solo lo zaino leggero con l’indispensabile per la giornata. Le notti si trascorrono in campi tendati mobili, con tende, cucina da campo e pasti preparati dalle guide-cuochi. Non ci sono strutture fisse sul plateau, e l’esperienza resta essenziale e autentica. L’acqua è un bene prezioso: va trasportata in taniche o raccolta in guelte naturali, sempre purificata e bollita.
L’equipaggiamento consigliato comprende un sacco a pelo invernale, abbigliamento tecnico a strati, lampada frontale, scarpe da trekking robuste e sistemi di filtraggio per l’acqua. Le notti possono scendere sotto lo zero, mentre di giorno il sole picchia forte e richiede protezione con cappello, cheche o turbante, oltre a creme solari ad alta protezione.
Dal punto di vista dei costi, un trekking di 5-6 giorni ha un prezzo medio compreso tra i 500 e i 700 euro a persona, comprensivi di guide, animali da soma, vitto e permessi. I voli interni verso Djanet sono limitati e conviene prenotare con largo anticipo. Prima e dopo il trekking è possibile pernottare in semplici hotel o guesthouse nella città-oasi.
Un viaggio nel Tassili oggi non è più un’avventura pionieristica come negli anni ’90, ma rimane una spedizione autentica: le distanze sono grandi, l’isolamento totale, e la logistica si appoggia ancora all’esperienza dei tuareg e agli animali da carico. Proprio questa essenzialità è ciò che rende unico il trekking: unire fatica, bellezza naturale e incontri culturali, attraversando un altopiano che conserva intatta la sua magia.
Il deserto non aspetta: se sogni un trekking nel Tassili, inizia a pianificarlo oggi stesso. Contatta un’agenzia locale, prepara lo zaino e lasciati guidare dai Tuareg tra canyon, guelte e pitture rupestri. La prossima avventura potrebbe essere la tua !
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