Un’escursione nel cuore silenzioso del Cansiglio

Featured image foresta del Cansiglio

Ci sono boschi che sembrano semplicemente belli. E poi ci sono quelli che custodiscono storie. Il Pian del Cansiglio appartiene decisamente alla seconda categoria.

Partiamo alle nove e mezza scarsa, con l’aria ancora fresca di quota che sa di resina e di erba bagnata. Il parcheggio dove abbiamo dormito con il nostro van si trova in Località Le Code e stamane è praticamente deserto. Oggi il Cansiglio ha quella luce rarefatta del mattino, quando il sole è già alto ma il bosco non si è ancora svegliato del tutto. Siamo ad una altitudine di poco più di mille metri, e si sente: si respira in modo diverso, come se ogni boccata d’aria fresca valesse il doppio.

Oggi vogliamo fare una passeggiata ad anello: il Troi dei Cimbri, il sentiero storico che i boscaioli germanofoni percorrevano a piedi nudi — o con le scarpe chiodate, nei giorni di fortuna — per portare le loro merci nei paesi della pianura. Un anello di quasi dieci chilometri attraverso la Foresta Demaniale, con un dislivello contenuto ma continuo, mai piatto, mai banale.

Nel fase iniziale del nostro percorso costeggiamo il Golf Club Cansiglio, considerato uno dei migliori percorsi di montagna d’Europa ed è il secondo campo da golf più antico del Veneto (fondato nel 1958). Raggiungiamo in breve la SP422 che percorriamo per un breve tratto fino al Rifugio Sant’Osvaldo, che a quest’ora è ancora chiuso con le imposte abbassate. L’edificio, recentemente restaurato e aperto nel 2025, nacque originariamente a inizio Novecento ed è persino servito come primissima ed iconica “Club House” del Golf Club negli anni ’50 e ’60.

Dopo pochi passi salendo verso il bosco si incontra l’Area Camper Cansiglio che si trova in una posizione eccezionale, situata esattamente dietro al Rifugio Sant’Osvaldo, immersa nel verde e circondata dai pascoli, a pochissimi passi dal campo da golf. È gestita direttamente da Veneto Agricoltura ed è il punto d’appoggio perfetto e più amato dai camperisti che vogliono esplorare l’altopiano. Le tariffe sono più che ragionevoli: 6,00 € per 12 ore oppure 12,00 € per l’intera giornata (24 ore).
L’accesso è regolato da una sbarra automatica. All’ingresso si ritira una tessera magnetica (card) che si utilizzerà per pagare alla cassa automatica prima di uscire Importante: L’area non accetta contanti. Si può pagare esclusivamente tramite Bancomat o Carta di Credito

Salendo verso il Troi dei Cimbri

La Caserma Bianchin e i missili nascosti nel bosco

La strada passa accanto al sito originario della Caserma Bianchin. Qui sorgeva l’Area di Lancio del 59° Gruppo Intercettatori Teleguidati, dipendente dalla I° Aerobrigata dell’Aeronautica Militare di Padova. Oggi i bunker sotterranei che ospitavano i missili e i sistemi di sollevamento idraulico sono stati sigillati e tombati per ragioni di sicurezza pubblica.

Attiva dal 1967 al 1977, la base aveva il compito strategico di proteggere lo spazio aereo italiano e della NATO da potenziali attacchi provenienti dai Paesi del blocco sovietico (Est Europa). L’area era dotata di potenti missili terra-aria Nike Hercules. Questi armamenti erano concepiti per trasportare, in caso di escalation bellica, anche testate nucleari tattiche. Oggi la struttura militare in sé non esiste più perché è stata quasi interamente demolita, bonificata e riconvertita a scopi culturali e turistici.

L’unico grande edificio militare ad essere stato salvato dal piccone è il grande hangar originale dove venivano assemblati i missili. La Regione lo ha ristrutturato e trasformato nell’Hangar Cansiglio (noto anche come l’Hangar della Pace) Oggi è diventato un moderno auditorium coperto da circa 200 posti, utilizzato per mostre storiche, congressi scientifici, concerti ed eventi culturali volti alla valorizzazione ambientale e alla memoria storica

Il Troi dei Cimbri

Poco oltre l’Hangar Cansiglio si entra nel bosco e comincia il vero Troi dei Cimbri. Nel dialetto veneto e bellunese, la parola “troi” significa “sentiero”, “viottolo” o “mulattiera”. È una pista di montagna battuta, storicamente utilizzata a piedi dagli abitanti, dai pastori e dai boscaioli per muoversi tra i boschi e i pascoli.

NOTA STORICA

Chi erano i Cimbri del Cansiglio ?

I Cimbri erano popolazioni di origine bavarese arrivate nell’arco alpino tra il 1000 e il 1300, sistemate dai Benedettini di San Maria in Organo di Verona e di Campese Bassano nelle valli montane tra Adige e Brenta. Chiamati inizialmente “tedeschi o cruk” — poi, dal 1300, comunemente “Cimbri” dal termine “tzimberer”, che in lingua cimbra significa boscaiolo, artigiano del legno. Venezia li accolse a guardia dei confini settentrionali dell’Altopiano di Asiago, concedendo loro in cambio autonomia, privilegi nell’uso delle risorse del territorio, esenzione dal servizio militare e dalle tasse. I Setti Comuni di Asiago formarono una piccola Repubblica autonoma, con tanto di parroco di lingua tedesca. Nel Cansiglio, i Cimbri arrivarono dal 1800 in poi — i villaggi di Pian dei Lovi, Val Bona, Pich, Vallorch e Campon fondati in un arco di tempo che copre quasi tutto il XIX secolo.

Il sentiero che stiamo percorrendo era la loro via di comunicazione principale: dalla foresta alla pianura, a piedi, con carichi di legname, carbone, fagioli di faggio, e i famosi “scatoi” — gli astucci in legno lavorato che i Cimbri producevano e vendevano fin in Algeria, nelle Isole Ionie, ad Alessandria d’Egitto. Come scriveva il Podestà di Treviso Antonio Caccianiga nel 1867, percorrendo questo stesso sentiero da Fregona, la via era animata da un continuo passaggio di donne curve sotto carichi di carbone, o che salivano a raccogliere le fragole e i lamponi del bosco.

Alcune immagini nel bosco del Cansiglio

Giungiamo nella parte alta del nostro cammino, intorno ai 1100 metri di quota. Il bosco qui è più aperto, c’è una luce diversa che filtra tra i faggi alti, e ci prendiamo qualche minuto per guardare. È la zona di Vallorch — uno dei primi insediamenti cimbri nel Cansiglio, fondato intorno al 1850. Il villaggio fu ricostruito più volte dopo gli incendi delle due guerre mondiali, e oggi è abitato solo stagionalmente. Le case originali — i “cason” — avevano pareti di grossi travi sovrapposti ad incastro, con il tipico sistema nordico detto “blockbau”, tetto coperto di “sciolpe” prima e poi “scandole”, assicelle di abete sovrapposte. Uno di questi cason restaurato è visibile in località “Lamar” — lo vediamo da lontano, nell’ombra del bosco.

La Faja è il punto successivo. Leggiamo di carbonaie e carbonai: l’aiàl, lo spiazzo dove veniva eretta la carbonaia; il poiàt, la catasta di forma semisferica costruita intorno a un camino centrale; la cottura, il processo lento e segreto che i cartelli chiamano con un’espressione bellissima — l’arte del fuoco nascosto. Il fuoco che arde dentro la carbonaia è un fuoco che non si vede dall’esterno e non fa fiamma, ma solo calore. Tra le due guerre, nel Cansiglio si contavano 70-80 carbonaie per stagione, ognuna gestita da un nucleo di 4-5 persone che producevano 60-70 quintali di carbone ciascuna. Famiglie intere che vivevano nel bosco per mesi, nei loro casón rettangolari di 3,5×4 metri, con un muretto a secco di ottanta centimetri e un tetto di tronchi, ramaglie, foglie e muschio.

Infografica tradizioni e storia dei Cimbri

Proseguendo il nostro cammino il bosco di faggi si apre verso sud e si intravede, lontanissima, la pianura veneta. È una di quelle vedute che fanno capire perché la Serenissima teneva così alla foresta del Cansiglio: da qui controllava il confine naturale tra montagna e pianura, e il legname che scendeva verso Venezia per diventare remi delle galee e alberatura delle navi era il petrolio di quell’impero. I faggi del Cansiglio erano talmente preziosi che nel 1638 Zorzi de Christofolo redasse il Catastico del Bosco d’Alpago, dividendo la foresta in 16 prese da tagliare a rotazione annuale, calcolando ogni anno la massa legnosa disponibile. Un Piano di Assestamento forestale ante litteram.

In mezzo al bosco incontriamo una Torre per l’avvistamento dei cervi. La torre è semplice, in legno, alta quanto basta per guardare oltre la linea del bosco. Non c’è nessun cervo, ma c’è la foresta intera che si stende silenziosa sotto di noi, e la consapevolezza di essere in uno dei boschi demaniali più grandi d’Italia — oltre 7000 ettari tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Vale la pena di ricordare che nella seconda metà degli anni Ottanta questo bosco fu devastato da un’infestazione di Cephalcia arvensis, un imenottero che defogliò 150 ettari di abeti rossi in Valmenera e Cornesega. Si calcola che nel periodo di massima espansione dell’infestazione si fosse involato circa mezzo miliardo di adulti. Il bosco sopravvisse, ma non senza cicatrici.

NOTA naturalistica

Il bramito del cervo

Il bramito del cervo è l’evento naturalistico più spettacolare, famoso e suggestivo dell’Altopiano del Cansiglio. Consiste nel potente e profondo verso gutturale – simile a un ruggito primordiale – che i grandi cervi maschi emettono per sfidarsi a distanza, intimorire i rivali e attirare gli harem di femmine. Il rito si concentra esclusivamente in autunno, da metà settembre a metà ottobre.

Durante la stagione degli amori autunnale, i momenti perfetti per l’ascolto e l’avvistamento sono:
Il crepuscolo serale: dalle 18:30 fino a notte inoltrata, quando il bosco si trasforma in un vero e proprio “concerto” ad altissimo volume.
L’alba: alle primissime luci del mattino, prima che le attività umane spingano gli animali a rientrare nella vegetazione fitta

L’ultima sosta significativa è a Le Rotte. È il villaggio fondato nel 1890 dai fratelli Azzalini — Pompeo, Eliseo e Girolamo, figli di Basilio, nipoti del capo tribù Girolamo. Vennero da Val Bona, portando con sé cugini e familiari, e costruirono qui una comunità che per decenni visse del lavoro del bosco e degli scatoi. Il villaggio fu incendiato più volte durante le due guerre mondiali, sempre ricostruito, abitato stabilmente fino alla prima metà del Novecento. Oggi è abitato solo stagionalmente, dal 2005 è demanio forestale dello Stato. I cartelli bilingui — italiano e cimbro — accolgono i visitatori con il saluto Bolkent in alt ‘s bègale bon Tzimbarn — “Benvenuti sull’antico sentiero dei Cimbri” — e congedano con An guuten trìtan — Buon cammino.

Scendiamo verso est e verso mezzogiorno il sentiero ci riporta alla piana e in breve raggiungiamo il nostro parcheggio. Quasi tre ore di cammino, 9,26 chilometri, 256 metri di dislivello positivo.

Per chi viaggia — note pratiche e storiche

Il parcheggio di Località Le Code si trova sul Pian del Cansiglio, nel comune di Fregona (TV), a circa 1007 metri di quota. È gratuito, senza servizi, adatto anche ai camper. Nelle vicinanze c’è l’area picnic attrezzata. Il Troi dei Cimbri è segnato come Sentiero 0 e fa parte del sistema di sentieri del Corpo Forestale dello Stato — ben mantenuto, segnaletica discreta ma presente. La Torre di Avvistamento dei Cervi è uno dei punti panoramici più belli dell’anello. L’ex Caserma Bianchin è in fase di riqualificazione ambientale a cura di Veneto Agricoltura: i tre siti di lancio missili sono ancora identificabili sul terreno. I villaggi cimbri di Vallorch e Le Rotte sono abitati solo in estate — rispettate gli spazi privati. Il Centro Culturale Cimbri del Cansiglio a Campon organizza visite guidate alla storia delle comunità cimbre.

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Scroll to Top