Il nostro secondo giorno a Luxor: mummie e il Tempio by night

Dopo aver trascorso una prima giornata incredibile a Luxor , il nostro viaggio in questa terra millenaria continua.

La sveglia era puntata alle 4:30. Avevamo prenotato il volo in mongolfiera sulla Valle dei Re, messo tutto in ordine la sera prima, e poi — proprio quella sera — è arrivato il messaggio: volo cancellato per condizioni meteo avverse. Succede spesso, a quanto pare. Avevamo previsto un secondo tentativo il lunedì seguente, prima dell’imbarco per la crociera sul Nilo. Stesso risultato. Probabilmente non era destino.

Ci rimane comunque la voglia di consigliartelo, e lo facciamo senza esitazione: il volo in mongolfiera all’alba è un’esperienza che mettiamo in cima alla lista di chi viene a Luxor. La Valle dei Re vista dall’alto nel silenzio del mattino, il Nilo che divide le due rive, le colline della necropoli ancora nell’ombra. Una di quelle esperienze che sicuramente restano. Sarà per la prossima volta.

costi indicativi per un volo base si aggirano tra i 50 e i 100 dollari a persona, mentre i pacchetti più completi (con trasferimenti, guida e visite extra) possono superare i 150–180 dollari. Solitamente gli operatori fanno pagare un prezzo più alto per il primo volo all’alba rispetto a eventuali orari alternativi, probabilmente perchè è il più richiesto.

Museo della Mummificazione: piccolo, ma non saltatelo

Di norma i voli in mongolfiera decollano dalla riva Ovest del Nilo e rientrano di prima mattina. Tempo per una colazione tranquilla, e si è già pronti per raggiungere il Museo della Mummificazione, situato lungo la Corniche.

Il Museo della Mummificazione di Luxor è una tappa essenziale per chi vuole comprendere davvero le pratiche funerarie dell’antico Egitto: ospitato nell’ex centro visitatori del complesso di Karnak, il museo espone circa 60 reperti tra vasi canopi, sarcofagi, amuleti e strumenti usati per l’imbalsamazione, oltre a mummie umane e animali che raccontano rituali, tecniche e credenze legate alla morte e alla vita oltre la vita.

Oggetti esposti al Museo della Mummificazione:  un sarcofago, un vaso canopo e una scimmia imbalsamata
Oggetti esposti al Museo della Mummificazione: un sarcofago, un vaso canopo e una scimmia imbalsamata

NOTA STORICA

Cosa sono i vasi canopi

I vasi canopi rappresentavano una componente fondamentale del corredo funerario egizio, legata indissolubilmente alla speranza di vita eterna. Durante la pratica della mummificazione, i sacerdoti estraevano con cura gli organi interni del defunto per preservare il corpo dalla decomposizione. Questi visceri, considerati vitali per la rinascita nell’Aldilà, venivano trattati con natron, avvolti in bende di lino e depositati in quattro vasi distinti. Il cuore, ritenuto la sede dell’intelletto e delle emozioni, era l’unico organo che veniva regolarmente lasciato all’interno del torace, poiché doveva essere sottoposto alla pesa rituale davanti al dio Osiride.

L’aspetto dei vasi canopi ha subito un’affascinante evoluzione stilistica nel corso delle dinastie. Se durante il Regno Antico i coperchi erano semplici e piatti, a partire dal Nuovo Regno assunsero le sembianze dei quattro Figli di Horus, divinità protettrici collocate ai quattro punti cardinali. La testa umana di Imset custodiva il fegato, il babbuino Hapi i polmoni, lo sciacallo Duamutef lo stomaco e il falco Kebehsenuf gli intestini. Oltre alla protezione divina, questi contenitori in pietra o ceramica venivano spesso inseriti in una cassetta canopica di legno finemente decorata, garantendo la totale integrità fisica e spirituale del defunto per l’eternità.

Il percorso espositivo, disposto in due sale sotterranee sulla Corniche del Nilo, guida il visitatore passo dopo passo: dalle tavole illustrative e dai papiri che spiegano l’intero rito funerario, ai materiali pratici come il natron e le resine, fino agli oggetti simbolici (Ankh, Djed) e ai vasi canopi che custodivano le viscere; la visita permette di capire perché la mummificazione richiedeva settimane di lavoro e un sapere rituale strettamente custodito dai sacerdoti.

Tra i pezzi esposti spicca la mummia di un coccodrillo — animale sacro a Sobek — e diversi esemplari di animali mummificati, pratica molto più diffusa di quanto si pensi nell’antico Egitto. Le didascalie sono in più lingue, il che aiuta a seguire il filo senza perdersi nei dettagli.

La mummia di un piccolo coccodrillo
Mummia di un piccolo coccodrillo accuratamente avvolta in bende di lino

In generale, gli animali venivano mummificati per motivi diversi: come offerte votive ai templi, come animali sacri legati a una divinità, oppure come oggetti funerari associati al defunto. Il gatto è l’esempio più famoso, legato a Bastet, mentre il coccodrillo richiama Sobek e il falco Horus; anche ibis, babbuini, tori e altri animali avevano un forte valore religioso

Il Museo della Mummificazione di Luxor accoglie i visitatori in una suggestiva atmosfera sotterranea disposta lungo la Corniche el-Nil. Questo spazio espositivo, intimo e specializzato, richiede una sosta breve ma intensa di circa un’ora. Le porte del museo si aprono in due momenti distinti della giornata, la mattina dalle 09:00 alle 14:00 e la sera dalle 17:00 alle 21:00. La biglietteria interrompe le vendite esattamente un’ora prima della chiusura di ciascun turno.

L’ingresso per gli adulti stranieri ha un costo di 220 EGP (circa 4-5 €), mentre gli studenti muniti di tessera ISIC in corso di validità possono usufruire della tariffa ridotta a 110 EGP. È fondamentale ricordare che la biglietteria accetta come unico metodo di pagamento la carta di credito o di debito.

All’interno della sala è consentito scattare liberamente fotografie con il proprio smartphone, ma vige il divieto assoluto di utilizzare il flash per garantire la perfetta conservazione dei delicati reperti organici e dei tessuti millenari esposti.

Sapori egiziani e relax lungo il Nilo

Usciti dal museo, vi basterà fare pochi passi per ritrovarvi sulla splendida Corniche el-Nil. Questa lunga passeggiata panoramica è il luogo ideale per camminare: qui il Nilo scorre placido accanto ai tavolini all’aperto, mentre le feluche oscillano pigre vicino alla riva. Se il caldo della mattina comincia a farsi sentire, non c’è niente di meglio che fermarsi in una delle tante trattorie informali affacciate sul fiume per ricaricare le energie con la cucina locale.

È il momento giusto per assaggiare qualche piatto tipico egiziano: dal koshari al ful medames, dalle kofta alla griglia al pesce servito con spezie e contorni semplici ma saporiti, senza dimenticare falafel, pane baladi e insalate fresche. In questa zona si trovano sia locali eleganti con vista sul fiume, sia trattorie più informali, perfette per una pausa rilassata dopo una mattinata di visite.

NOTA culinaria

Il Koshari: l’anima pop e street dell’Egitto in un unico piatto

Se esiste un piatto capace di raccontare la vera essenza caotica, vibrante e generosa del Cairo, quello è senza dubbio il koshari. Considerato il re indiscusso dello street food egiziano, questa pietanza è un vero e proprio trionfo di carboidrati e sapori che unisce, in un mix apparentemente impossibile, riso, lenticchie, ceci e persino due tipi di pasta diversi. Il segreto del suo successo planetario tra locali e viaggiatori non sta solo nella sua incredibile consistenza, ma nell’esplosione di contrasti creata dalla salsa al pomodoro densa e speziata, dal tocco pungente della da’ah (l’infuso di aglio e aceto) e, soprattutto, da una montagna di cipolle fritte croccanti e caramellate che completano l’opera. È il comfort food per eccellenza: economico, energetico e rigorosamente vegano. A me è piaciuto un sacco !

Il Tempio di Luxor: un capolavoro nel cuore della città

Con lo stomaco pieno e le energie rimesse in sesto grazie a una generosa dose di carboidrati, il pomeriggio comincia a scivolare verso la sua parte più magica. Verso le 16:30, quando il sole inizia finalmente a abbassare la sua intensità e l’aria si fa leggermente più respirabile, arriva il momento di dirigersi verso l’attrazione principale della giornata: il maestoso Tempio di Luxor. Indossate le scarpe comode, prendete la vostra scorta d’acqua e preparatevi a utilizzare la nostra “biglietteria segreta” da cui potete accedere direttamente ai templi senza fare la fila al botteghino. Le coorfinate esatte per trovarla sono: [ GPS N25.71009° E32.65017° –  Visualizza su Google Maps ⤴︎]

Pochi sanno che esiste una biglietteria “nascosta” e praticamente deserta proprio lungo il viale delle sfingi. Da questa biglietteria è possibile raggiungere a piedi svoltando a sinistra il Tempio di Karnak mentre a destra si raggiunge sempre esclusivamente a piedi il tempio di Luxor. Noi lo abbiamo fatto e non abbiamo incrociato anima viva. L’esperienza di giungere ai templi come si faceva nell’antichità in assoluta solitudine è un’esperienza davvero formidabile !

Situato sulla riva orientale del Nilo laddove un tempo fioriva Tebe, l’antica capitale del Nuovo Regno, il Tempio di Luxor rappresenta uno dei complessi monumentali più affascinanti dell’intero Egitto. A differenza di molti altri luoghi di culto faraonici, questo tempio non venne eretto per onorare una divinità specifica o un sovrano defunto, ma era il fulcro spirituale e politico della grandiosa festività di Opet.

Durante questa celebrazione annuale della fertilità e del rinnovamento, le statue sacre della triade tebana composta dagli dei Amon, Mut e Khonsu venivano trasportate in processione dal vicino complesso di Karnak fin qui, percorrendo il celebre viale delle Sfingi. Questo spettacolare corridoio cerimoniale, lungo quasi tre chilometri e originariamente fiancheggiato da centinaia di sfingi androcefale fatte erigere da Nectanebo, connetteva i due siti legando indissolubilmente il potere divino dei sacerdoti a quello terreno dei faraoni

L'ingresso del tempio di Luxor all tramonto

Sviluppato su una superficie complessiva di oltre 47.000 metri quadrati per una lunghezza di 260 metri, il tempio è il frutto della genialità costruttiva di grandi sovrani come Hatshepsut e Amenhotep III, arricchito in seguito dalle monumentali aggiunte di Ramses II. Il colpo d’occhio iniziale è dominato dal mastodontico pilone d’ingresso alto 24 metri, sulle cui pareti in pietra calcarea sono incisi i minuziosi bassorilievi che celebrano la gloriosa vittoria egizia contro gli Ittiti nella battaglia di Qadesh.

A sinistra si erge un obelisco di granito rosa, alto circa 25 metri, con la punta originariamente rivestita di elettro. Era uno di una coppia identica: il suo gemello si trova oggi in Place de la Concorde a Parigi, portato in Francia da Mehmet Ali nel 1830 e montato nel 1836. Muhammad Ali di Egitto, che lo regalò, disse che avrebbe donato anche il secondo se i francesi riuscissero a spostare il primo. Ci riuscirono, ma l’Egitto non mandò mai il gemello.

Superato il grande portale, si giunge all’interno del Grande Cortile di Ramesses II. Un quadrilatero di circa 57×51 metri, circondato su tre lati da un doppio porticato con 74 colonne decorate in stile foglia di papiro e statue osiriache del faraone tra una colonna e l’altra. Questo spazio era il più accessibile ai fedeli laici: durante le grandi feste, la gente comune si radunava qui per vedere le barche sacre, i canti e le danze rituali. In origine, al centro del cortile si trovava la cappella dentro la quale erano poste le sacre barche per la Festa di Opet, che rappresentavano le tre divinità del culto.

Ramses II. Il faraone è raffigurato nella classica posa osiriaca

Attraverso il secondo pilone si entra nella parte più antica e monumentale del complesso: la Colonnata di Amenhotep III, un corridoio di circa 52 metri di lunghezza (oltre 100 m secondo alcune misurazioni che includono il percorso completo) fiancheggiato da 14 colonne altissime — 7 per lato — con magnifici capitelli a fiore di papiro aperto, alti circa 16–20 metri.

Il tramonto sulla pietra: quando il tempio prende vita

Nessun momento della giornata è paragonabile all’ora del tramonto, quando il Tempio di Luxor si riveste di magia. Mentre il sole cala dietro l’orizzonte tingendo il cielo di sfumature infuocate, un imponente sistema di illuminazione artificiale inizia ad accendersi gradualmente dal basso, avvolgendo la pietra calcarea in una calda luce dorata. Il passaggio dal giorno alla notte cancella lo scorrere del tempo: le ombre si allungano tra le enormi colonne cerimoniali e le imponenti statue dei faraoni assumono un aspetto quasi teatrale, solenne e monumentale. I minuziosi bassorilievi incisi sui piloni d’ingresso acquistano una straordinaria tridimensionalità, rivelando dettagli che sotto la luce piatta del mezzogiorno rimarrebbero invisibili agli occhi dei visitatori.

Il cortile di Amenhotep III, illuminato di notte

Attraverso la lunga galleria si giunge al Cortile di Amenhotep III, il fulcro del culto di Opet, dove avveniva la cerimonia. Un quadrilatero di circa 45×56 metri circondato da doppie file di colonne a papiro su tre lati, che creano un’ombra profonda e una sensazione di tempio-palazzo. Nella parte inferiore sono presenti 32 colonne e da qui si prosegue verso il santuario.

All’estremità più interna del tempio si trova uno degli angoli più affascinanti: il Santuario della Barca Sacra, ricostruito da Alessandro Magno dopo la sua conquista dell’Egitto nel 332 a.C. Risalente secondo gli studiosi all’età tolemaica, venne costruito in onore di Alessandro Magno dagli allora sovrani.

Alessandro arrivò in Egitto, fu accolto come liberatore dalla dominazione persiana, si fece riconoscere come figlio di Amun dall’oracolo di Siwa e assunse i titoli completi di faraone. A Luxor, fece ricostruire il santuario dove risiedeva la statua di Amun durante la Festa di Opet, sostituendo le quattro colonne originali con una struttura nuova e facendovi scolpire i propri cartigli in geroglifico.

Ti aspettiamo nei commenti !

Unisciti a noi in questa serie di articoli, dove ripercorreremo il nostro viaggio attraverso l’Egitto, lasciandoci sorprendere da un paese che pensavamo di conoscere già — e che invece ci ha rimesso in discussione quasi tutto. Da Luxor e la sua concentrazione impossibile di storia, al caos magnetico del Cairo, dalle rive del Nilo alle distese silenziose del deserto, dai templi scavati nella roccia alle tombe che nessuna fotografia riesce davvero a restituire, scopriremo come l’Egitto resti un paese che ti entra sottopelle: antico, contraddittorio, generoso, sempre un passo oltre quello che ti aspettavi.

E’ tu sei già stato a Luxor ? Raccontaci le tue esperienze di viaggio e se hai domande pratiche, sugli orari o sulla logistica per organizzare questa seconda giornata oppure curiosità in merito, lascia pure un commento qui sotto.

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