Vivere e lavorare in camper

Vivere e lavorare in camper

Da dove inizio a raccontare della mia scelta di vita? Per prima cosa i motivi per cui si arriva a cambiare radicalmente la propria vita, possono essere differenti, ma l’elemento comune per tutti e capire che in quella vecchia vita non ci stai più. E’ come voler continuare ad indossare una paio di pantaloni taglia 44 quando è ora che indossi la 48, perché se continui con la 44 una mattina ti ritroverai con il pantalone scucito e rotto.

Nel mio caso non ho cambiato taglia di pantaloni, ma semplicemente ho subito un trauma a cui ho reagito prendendo possesso della mia vita. Probabilmente ci sarei arrivato lo stesso a vivere e lavorare in camper, ma con i miei tempi e non in modo così traumatico.

Tutto ha inizio il 9 settembre 2014 in cui il mio compagno di vita (perché a scanso di equivoci e per non rubarvi altro tempo nella lettura, io sono bisessuale e se questo vi disturba, potete pure fare altro perché al mondo c’è posto per tutti), dicevo il mio compagno di vita da 4 anni, sale in camper e mi dice “non abbiamo più nulla in comune né la stessa vita, ciao”.

Beh, non sono il primo e non sarò l’ultimo ad aver investito sulla persona sbagliata, ad essere preso in giro per anni o tradito, ma il vero problema fu che 5 giorni prima io avevo rassegnato le dimissioni dal mio posto di lavoro a tempo indeterminato a Torino, per accettare un precario a Milano, messo in affitto la mia casa per andare a convivere con lui nella sua casa e iniziato un terapia per cristallizzare il parkinson giovanile al primo stadio.

Quindi? Quindi mi ritrovai senza più nulla a parte un mutuo di 30 anni sulle mie spalle e la dignità di non coinvolgere i miei genitori. Raccolsi nei mesi successivi i cocci di una vita comune finta, una farsa fatta di planimetrie di case da comprare insieme, vacanze in camper, di tradimenti scoperti a posteriori e rimasi solo con due punti di riferimento: la mia passione nella scrittura e il camper

Vivere e lavorare in camper…cosa volere di più ?

Così dopo sei mesi di andata e ritorno centinaia di volte dall’inferno affettivo , decisi di dire “basta” su tutti i fronti: basta stare male per una persona che non mi ha mai amato né prima, né durante, né ora; basta essere schiavo della casa, dovevo affittarla in modo che si autoalimentasse, tenendo solo la mia camera da letto come luogo “inviolabile”; basta a dover far dipendere la mia serenità lavorativa da persone che decidono e sentenziano in base ai tuoi gusti sessuali ; basta a dover essere schiavo di un atteggiamento “fantozziano” di rincorrere i minuti contati o per giustificare giorni di mutua e non di divertimento.

Vivere e lavorare in camper. Cosa volere di più ?
Vivere e lavorare in camper. Cosa volere di più ?

Le uniche persone che sapevo non avrebbero accettato tale soluzione sarebbero stati i miei genitori, ma sapevo che non li avrei persi. Così guardai il contachilometri del mio Mc Louis il 2 febbraio 2015 che segnava 28.315 km e iniziai a viaggiare e a scrivere gratuitamente per blog, portali e testate. Scrissi di tutto, dal turismo, ai motori sino alla cronaca. I km segnati sul quadro strumenti crebbero e contemporaneamente arrivano i primi soldini che insieme all’affitto della casa mi permisero di continuare questa “scelta”.

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Certo come ogni soluzione presenta pregi e svantaggi, ma la possibilità di vivere le amicizie di persona, di vivere ogni giorno un luogo differente, appagano gli inconvenienti tecnici del camper o del vivere in modo itinerante. Così finisco per fidarmi di più del mio camper che dell’essere umano e ad avere un’autonomia nelle quattro mura domestiche non oltre 3 giorni.

Lo so la vostra domanda è come fai a far fronte a tutte le spese? All’inizio vuoi per insicurezza (ti chiedi se ce la farai) si fa a meno di tante cose per avere quelle che ti interessano e ti fanno stare bene. Fai a meno della casa perché la metti in affitto, fai a meno di avere un palestra, di sciare, di cenare fuori casa…ogni spesa ti chiedi se puoi farne a meno. Scegli di cenare dove trovi l’occasione e il costo più vantaggioso, scegli di fare la spesa e di comprare abiti o accessori nei discount o al mercato, usi la bicicletta al posto di qualsiasi mezzo pubblico.

Impari a conoscere la “condivisione”: viaggi con “www.blablacar.it” e abbatti i costi del 70%, ceni a costo zero con “www.gnammo.it” in camper con persone che non avresti mai conosciuto. Insomma, se preferite ti prendi il tempo e lo spazio per decidere cosa, come e quando. E’ questa la differenza, che decido io dove sciare o nuotare al prezzo più conveniente. Difendo la mia scelta di vita dagli attacchi che possono arrivare dall’esterno: un imprevisto meccanico o della cellula del camper, non lo posso prevedere ed è per questo che nei mesi dove posso avere qualche soldino in più lo metto da parte.

Oggi il mio contachilometri segna 118.000 km, scrivo una media di 20 articoli al giorno oltre a lavorare al mio secondo libro ( il primo dal titolo “ci aggiorniamo: manuale per imparare a conoscere e difendersi dal milanese adottato” lo scrissi proprio appena iniziai a viaggiare) e quasi tutte le redazioni riconoscono il mio lavoro economicamente. Quanto costa tutto ciò? Tanto, tanto coraggio e sapere che indietro non si torna, ma si può vivere meglio guardando avanti.

Cristiano Gianmaria Fabris
https://www.facebook.com/cristiano.g.fabris



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