Siamo Fulltimers

Non molti sanno esattamente cosa significhi il termine “fulltimers”

Fulltimers sono tutti coloro che vivono a tempo pieno o per lunghi periodi dell’anno a bordo di furgoni, camper, roulottes e persino camion, scegliendo strutture come aree di sosta e campeggi attrezzati o in molti casi vivendo “on the road”, semplicemente sulla strada.

Questo stile di vita nella maggior parte delle persone è associata a quella degli zingari, o al massimo dei circensi. La gente nomade spesso non viene vista di buon occhio, si pensa sempre a sbandati, ladri e poco di buono. Di sicuro in Italia la cultura del fulltimer è davvero poco diffusa e praticata.

Vivere da fulltimers non significa ritirarsi dal mondo del lavoro e anche se la maggior parte sono pensionati, molti altri continuano a lavorare semplicemente spostandosi su quattro ruote. Si possono inseguire così lavori stagionali in giro per l’Europa o più semplicemente utilizzare un computer e una connessione internet e diventare “nomadi digitali”.

Pier in Bolivia

Piemontese di nascita, ligure d’adozione, lombardo per oltre vent’anni. Ho vissuto e lavorato a Milano dove ho cominciato frequentando i corsi del CFP, il Centro di Formazione Professionale per il cinema e la televisione.

Mi diplomo come operatore di ripresa nel 1991, avendo l’opportunità di fare importanti esperienze con il regista Giuseppe Bertolucci per il quale ho girato “Il congedo del viaggiatore cerimonioso” ( con un esordiente Antonio Albanese )

Sempre nel 1991 lavoro con il grande reporter John Alpert seguendo il backstage di “Nessun miracolo a Milano”, un documentario sulla crisi industriale della Singer. Proprio l’incontro con il cineasta americano mi trasmette l’amore per il cinema documentario e il reportage di viaggio, passioni che non mi hanno mai abbandonato e che cominciano a maturare con i primi viaggi all’estero.

Nell’estate dello stesso anno, dopo aver seguito Vasco Rossi nella sua turnèe italiana “Fronte del Palco”, mi viene proposto uno stage in Fininvest dopo il quale ho cominciato a lavorare a tempo pieno per la televisione, sia in produzioni esterne che in studio.

Viaggiare…Quasi vent’anni sono trascorsi da quando ho cominciato a muovere i primi passi in giro per il mondo. Subito stregato dal continente africano, dalla sua gente, dai colori e dai profumi intensi. Il Botswana ancora così selvaggio, dove la natura è prorompente e poi la Great Rift Valley, percorsa in fuoristrada dal Malawi al Kenya. Poi l’amore per i grandi deserti, dove le voci degli uomini non arrivano. Dove tutto è quiete. Ne ho percorsi molti dal Sahara Algerino fino al grande Tenerè.

La voglia di avventura e di conoscenza mi ha portato in Nepal e in Tibet e lungo le rapide del fiume Urubamba in Perù. Attraverso i miei viaggi ho capito chi sono e quello che voglio nella vita. Ho fatto grandi incontri e ho trovato i miei migliori amici. Ho preso la malaria in Irian Jaya raggiungendo le terre lontane dei Korowai, fermi ancora all’età della pietra. Sono stato per alcuni mesi in Australia e in Brasile a cercare risposte e a fare progetti per il futuro che vorrei.

Ho percorso il Centroamerica, dal Guatemala al Costarica e attraversato il meraviglioso Salar de Uyuni in Bolivia. Con l’Africa nel cuore sono tornato in Kenya per raggiungere con un vecchio fuoristrada il mitico lago Turkana lungo piste che sembravano tracciate da una mano malferma. Ho camminato lungo gli alti passi sopra i cinquemila metri del Ladakh, nel nord dell’India.

Queste pagine nascono dal desiderio di lasciare una piccola impronta perchè, come dice Gabriel Garcia Marquez “la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla…”

“Nei paesi ricchi il consumo consiste in persone che spendono soldi che non hanno, per comprare beni che non vogliono, per impressionare persone che non ci amano”
Joachim Spangenberg

Amelie

Il libro della mia vita si apre alla pagina del 19 marzo 1965.
Piemontese Doc, nasco nella cittadina di Omegna, affacciata sulle rive del lago d’Orta. Giungo a far compagnia ad Ornella, la sorellina maggiore e fin dai primi giorni di vita dimostro la mia grande passione per i viaggi, anche se la breve trasferta in ospedale non fu propriamente una vacanza. Spavento a morte mamma Rina e papà Angelo con una pericolosa gastroenterite e mi salvano la vita di un soffio.

Le mie prime escursioni le faccio nelle vallate intorno a casa. L’Alpe Devero, la Val Formazza, la Val Vigezzo. Erano le prime gite fuori porta, non più di due volte l’anno: a Pasquetta e a Ferragosto.

Durante la mia prima settimana a Rimini con i genitori, mi sembrava giá di essere dall’altra parte del mondo. Da adolescente le prime vere vacanze. In vespa, macinando chilometri su chilometri: dal Trentino alla Calabria, vedendo poco e male, prendendo tanta pioggia, con in testa un casco che non era della mia misura. Zaino, tenda, scarpe ed asciugamani appesi al portapacchi.

Il primo grande viaggio nell’86. Alta Mongolia, Cina, la Via della Seta. Dell’esercito di terracotta si potevano vedere solo poche statue appena scoperte. E da allora non ci fu più pace per la mia anima affamata di vedere, sapere, curiosare, scovare, e fotografare !

E poi parto per il Botswana, il viaggio che mi resterà in assoluto nel cuore. Sicuramente il più bello, il più intenso di tutti quelli a venire. I suoni e i silenzi notturni della savana, i tramonti e i cieli che qui non hanno eguali. Emozioni infinite che mi provocano inevitabilmente il “mal d’Africa”.

Davvero molti saranno i viaggi nel continente nero, come se mancasse il respiro senza poterci tornare di tanto in tanto. E poi i deserti, luoghi magici dove il niente è così imponente da riempire ogni spazio del cuore e della mente. Viaggiare, nella mia vita non ho pensato ad altro. Lavorando e mettendo da parte ogni centesimo per questo unico scopo. Le mie giornate trascorrono in fabbrica, per trent’anni. Il tempo scorre veloce e nel frattempo molti sono i paesi lontani che ho raggiunto.

Ma niente faceva pensare ad un cambio così radicale della mia vita. In Etiopia, l’incontro con una persona speciale che mi accompagnerà verso un nuovo cammino di libertà a cui ancora oggi devo abituarmi. Adesso, padrona del mio tempo, resto a volte sgomenta da sensazioni che mi frastornano: i suoni intensi della natura, lo spazio infinito che mi circonda. L’assoluta libertà così a lungo cercata.

Adoro la fotografia come strumento per trasmettere emozioni. Vorrei che le mie immagini portassero con sè i profumi, i colori e le sensazioni nell’istante stesso dello scatto, riflesso della mia anima.


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