Ma perchè così tanti Americani sono Fulltimers ?

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Il fenomeno è molto complesso e sicuramente non possiamo affermare che per tutti sia una scelta di vita. Di sicuro una percentuale molto alta, superiore al 70%, decide consapevolmente di vivere su un motor home, un trailer o qualunque altra cosa si possa spostare in lungo e in largo per gli USA.

Con una stima approssimata un recente censimento indica che circa 20 milioni di Americani vivono in case su quattro ruote. In South Carolina, per esempio, il numero di trailer, mobil homes o manufacture houses come vengono chiamate dagli americani le case viaggianti, si attesta su un numero impressionante. Il 18%-20% della popolazione infatti ha scelto questo stile di vita.

Fulltimers USA con Airstream

Si potrebbe pensare che in questo stato in particolare la soglia di povertà sia più alta e le persone in qualche modo abbiamo scelto la sistemazione più economica per vivere. Ma in realtà il South Carolina non è nella classifica degli stati più poveri d’America e dunque non esiste questa correlazione.

Le case su ruota, i camper, i furgoni negli Stati Uniti così come in Europa hanno un grosso problema d’immagine in quanto sono spesso associati alla poverà. Ma quanto precisa è questa percezione ? “Non tutti coloro che vivono in un camper o in una roulotte sono poveri” dice Charles Becker professore di economia alla Duke University e uno dei pochi accademici negli Stati Uniti ad aver studiato il fenomeno. “Ci sono stati come il Michigan dove vivere in una comunità di fulltimers non ha un significato così negativo come in alcuni del sud. Esistono poi intere comunità di pensionati fulltimers in Florida che non sono poveri affatto”

Alcuni dati fanno riflettere:
Verso la fine degli anni ’90 circa 400.000 nuove abitazioni furono vendute in un anno contro le sole 55.000 di oggi.
Le case viaggianti occupano il 6.4% dell’intero settore edilizio americano con oltre 8 milioni di esemplari negli USA. Il numero di persone non è stato registrato ma si stima una cifra intorno ai 20 milioni di persone.
Circa il 57% delle famiglie che abitano su mobil homes sono impiegati a tempo pieno e il 23% sono in pensione. Ma il reddito medio delle famiglie che vivono da fulltimers è soltanto di poco inferiore alla media nazionale.

Com’è possibile allora che così tante persone abbiano adottato questa scelta di vita quanto meno alternativa al resto della società ?
  • Il motivo di questo grande fenomeno di massa negli Stati Uniti, assolutamente incomparabile con quello che accade in Europa, è che la terra costa poco ed è molto facile ottenere l’elettricità, l’acqua e le fogne necessarie per far nascere Trailer Parks che spuntano ovunque come funghi e ospitano intere comunità di fulltimers.
  • In Europa i trasporti pubblici funzionano meglio che negli USA e così le classi meno abbienti europee preferiscono vivere accentrati nelle aree urbane anzichè in periferia. L’opposto accade negli Stati Uniti dove i lavoratori spesso vivono intorno alle principali arterie periferiche delle città, dove sono concentrate le fabbriche e dunque il lavoro e dove trovano ampi spazi per parcheggiare i loro motor homes.
  • Inoltre, per una questione politica, ci sono limitate opzioni per ottenere un alloggio in edilizia convenzionata per le fasce a basso reddito mentre sono maggiori le possibilità in Europa di ottenere un “sostegno abitativo”
    Gli americani vanno molto fieri della proprietà della loro casa e spesso non possono permettersi i costosi appartamenti del centro e non li cercano in affitto. Preferiscono una casa su quattro ruote, ma di proprietà.
  • E poi c’è l’amore per la libertà e per il viaggio. Anche se molte Mobil Homes non sono proprio paragonabili ai campers europei, è l’idea di possedere un’abitazione che in qualunque momento puoi decidere di spostare in un’altro posto, come non puoi fare con una vera casa.

Purtroppo anche oggi nell’immaginario pubblico coloro che vivono in roulottes o camper sono spesso considerati derelitti, feccia o persone emarginate dalla società. Durante la grande depressione degli anni 30 la gente cominciò a vivere nelle roulotte che erano state progettate per viaggiare durante le vacanze. Ma per necessità molti utilizzarono queste piccole unità mobili come abitazioni. Essi si parcheggiarono nelle periferie delle città e fu così che l’immagine della roulotte venne associata alle classi proletarie e meno abbienti. Tutti coloro che vivevano nelle roulotte divennero dei veri emarginati, senza sostegni economici da parte del governo e vennero relegati sempre più all’estrema periferia delle città.

Certo oggi molte cose sono cambiate e ci piacerebbe davvero conoscere quanti fulltimers per scelta vivono oggi in Europa. In questi anni di vita “on the road” ne abbiamo visti davvero tanti e ci sembra un fenomeno in costante crescita. Molti hanno ancora una casa e le radici nella famiglia tradizionale ma scelgono comunque per il loro benessere di trascorrere lunghi periodi in viaggio, nei paesi più caldi o dove il costo della vita è più basso.


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4 Responses

  1. Bruno
    | Reply

    Per me è una cosa naturalissima questo tipo di vita , che io e mia moglie condividiamo e per buona parte dell !anno pratichiamo in camper da 35 anni , di cui negli ultimi quasi 20 anni a tempo pieno , noi però conserviamo sempre la nostra casa con annessi , per noi questo stile di vita è il periodo più bello della nostra esistenza e per fortuna ancora oggi continua.

  2. rod
    | Reply

    ottimo interessante ben fatto

  3. anna
    | Reply

    Magari in italia esistessero dei veri e propri trailer park come negli stati uniti.Io ci andrei a vivere subito <3 E finalmente non sarei costretta a dividere casa con coinquilin* x poter pagare affitto….(Ho 45 anni e non ne posso più della questione, negli ultimi 8 anni poi è diventato un incubo riuscire a trovare qualcuno che paghi la sua quota affitto con puntualità, che dia il dovuto preavviso in caso decida di andarsene etc etc)

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